EMBEDDED & GAGGED (ARRUOLATO E IMBAVAGLIATO)

di Paola Resta

La nuova frontiera del giornalismo vede instaurarsi piano piano la figura del giornalista “embedded” ovvero quel giornalista arruolato dalle forze armate di una nazione per essere al loro fianco, in prima linea, a narrare cosa accade durante le azioni belliche.
Questa recente figura professionale è stata introdotta nel febbraio 2003 dal regolamento del Dipartimento della Difesa USA, regolamento diffuso poco prima dello scoppio della guerra in Iraq.
Il regolamento dice: «Questi embedded media vivranno, lavoreranno, viaggeranno come parte delle unità in cui saranno inseriti per facilitare la copertura delle azioni delle forze di combattimento».
Ovviamente tale innovazione è stata poi accolta dalla stragrande maggioranza degli eserciti mondiali, e l’Italia non poteva essere da meno anche in questo.
Sicuramente un giornalista in prima linea è garanzia di informazioni immediate dal fronte, di vere e proprie operazioni militari trasmesse in diretta.
Dall’altra parte, però, si mostrano due scenari che non tutelano i lettori/telespettatori:
a) con questo modo di fare giornalismo si mette in luce solo il conflitto militare, si mostrano esclusivamente le tensioni tra i due schieramenti, tralasciando e oscurando la rappresentazione della società civile coinvolta, suo malgrado, nel conflitto;
b) le informazioni vengono censurate dall’apparato militare per cui il giornalista sta lavorando. Dunque non si ritrae la Verità, ma una verità confezionata ad hoc per chi sta a casa davanti alla TV.

Questo si evince non solo dal regolamento del Dipartimento di difesa USA, da cui si legge:
« Sarà dunque necessario bilanciare la necessità di accesso all’informazione con la necessità della sicurezza operativa». Art. 2. c. 4: «I comandanti delle unità possono imporre ai media temporanee restrizioni alle trasmissioni elettroniche per ragioni di sicurezza operativa». Art. 3. h: «Se, secondo il comandante dell’Unità, un giornalista non è in grado di sopportare le condizioni rigorose richieste a operare con le forze inviate, il comandante può limitare la sua partecipazione con le forze operative, per garantirne la sicurezza».

Di questo fenomeno ci ha parlato Giuliana Sgrena, sia nel suo articolo del Il Manifesto del 14/01/2005 (www.altraofficina.it/fuoritempo/Doc_Florence%20e%20gli%20altri.doc), sia durante l’incontro a cui abbiamo assistito il 9 novembre 2010 a Ravenna, incontro organizzato dal Circolo delle Amiche e degli Amici del Manifesto.
Parlando della censura operata dagli eserciti sui giornalisti, la sig.ra Sgrena ha citato un esempio anomalo di giornalista arruolato: Kevin Sites.
Giornalista statunitense, nel 2004 si trovava in Iraq come corrispondente della NBC, network televisivo americano. Durante l’irruzione dei soldati americani nella Moschea di Fallujah, Sites fu testimone di un omicidio a sangue freddo di un combattente iracheno disarmato e ferito a terra.
Il video integrale: http://www.youtube.com/watch?v=o4j50ghDeKA Negli USA il video non fu trasmesso in versione integrale ma censurata: http://www.msnbc.msn.com/id/6496898/

Queste immagini hanno fatto scalpore. Tanto fu lo scalpore e l’interesse che il video fu acquistato e trasmesso dalle televisioni di tutto il mondo. Bene, Sites riuscì a mostrare al mondo cosa stava accadendo in Iraq, nonostante il suo ruolo di giornalista arruolato. Una mosca bianca. Vi invito però a leggere i commenti su Youtube al video integrale: Sites è dipinto come un ingrato, lui che è stato protetto dai marines, lui che ha visto come gli iracheni non avevano pietà per gli americani, lui che sa come sono stati torturati, maltrattati e uccisi soldati USA, proprio lui dovrebbe smettere di infangare il loro paese. La NBC decise, poi, di licenziare Sites. La sig.ra Sgrena racconta che, in visita negli Stati Uniti nel 2005, tentò di contattare Sites per incontrarlo. Con molte difficoltà riuscì a trovare il giornalista, poiché quest’ultimo si nascondeva, terrorizzato per la sua incolumità personale.La Sgrena, dunque, parla di INFORMAZIONE MILITARIZZATA. E su questo la Sgrena scriveva nel sovracitato articolo :
“Ora anche l’esercito italiano ha «aperto» a corsi per i nostri aspiranti «embedded». Peggio: è arrivata alla camera, ed è già passata al senato, la revisione del codice penale militare che prevede l’applicazione della legge marziale nello «stato di pace» anche ai civili, giornalisti compresi, per «illecita raccolta, pubblicazione e diffusione di notizie militari»”.
Nel 2004 infatti, su proposta del centrodestra, il Senato ha approvato una modifica del codice penale militare che prevede, tra l’altro, dai 2 ai10 anni di detenzione in carceri militari per i giornalisti che scriveranno articoli non consentiti sulle missioni militari italiane.
La censura, dunque, se non arriva dalle forze militari, arriva direttamente dai giornalisti stessi, il classico caso di AUTOCENSURA.


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