Settore Portuale

di Paola Resta

Iniziamo, dunque, l’analisi dei settori del territorio ravennate che sono stati attraversati dalla crisi economica.
Abbiamo quindi richiesto a Denis Di Martino, Rappresentante Sindacale della Cooperativa Portuale, di darci dei veloci e semplici strumenti per capire se e come i lavoratori portuali hanno vissuto la crisi.

La Compagnia Portuale di Ravenna è una cooperativa che dispone di tutte le strutture e gli immobili indispensabili per adempiere alle operazioni di sbarco e imbarco delle merci. Oltre alle attrezzature, dispone anche del personale qualificato per operare in questo settore. Attrezzature e personale sono messe a disposizione delle imprese che ne fanno richiesta.

La cooperativa è costituita oggi da circa 300 soci, dunque lavoratori a contratto a tempo indeterminato. Oltre ai soci, sono impiegati anche dei lavoratori in somministrazione. I lavoratori in somministrazione sono donne e uomini che vengono pagati a giornata lavorativa effettivamente compiuta.
Il contratto dei lavoratori a somministrazione della Compagnia Portuale prevede un minimo di due giornate lavorative a settimana garantite. Un minimo di due giorni di lavoro a settimana è un dato forte che ci ha fatto pensare molto sulla “flessibilità” del lavoro oggi. Di Martino ci ha anche spiegato che, però, anche nei periodi più scarichi di lavoro, ci si è impegnati ad avviare gli interinali per qualche giornata di lavoro in più, rispetto a quelle garantite contrattualmente.

La crisi nel settore portuale può essere fatta risalire all’anno 2009. Rispetto al 2009 ci sono 60-70 persone in meno a lavorare nella cooperativa portuale ravennate. Dal 2009 si è iniziata a far sentire la crisi con la riduzione dei traffici di circa la metà. A livello di traffico merci in tonnellate si è registrato un calo del 27,8% rispetto al 2008. Per dare un’idea del calo, ci racconta Denis Di Martino, nel 2007 il 50% del materiale sbarcato per l’industria siderurgica proveniva dalla Cina. Nel 2009 non è arrivata una sola nave dalla Cina di questi prodotti. Non una.
Un altro drastico calo nei flussi di merci è stato quello dell’argilla. Materia prima principe nel porto ravennate per l’industria della ceramica, dal 2009 ha visto un collasso delle importazioni.
Nel settore della ceramica, infatti, le aziende più piccole hanno chiuso i battenti strozzate da un calo di richiesta senza precedenti. Le aziende con una maggiore disponibilità economica sono, invece, rimaste attive ma con un evidente calo dei volumi produttivi, volumi che non torneranno più ai livelli di tre anni fa.

L’ammortizzatore sociale previsto per i lavoratori portuali dipendenti è l’Indennità di Mancato Avviamento.
Strumento finalizzato al sostentamento dei portuali qualora non vengano avviati al lavoro, a fronte della loro disponibilità 365 giorni l’anno, 24 ore al giorno.
Per gli interinali non è previsto alcun supporto al reddito.

È da evidenziare anche che l’indotto del settore portuale è molto elevato. Cosa vuol dire: vuol dire che oltre alla Compagnia portuale, gravitano attorno al porto tante altre realtà che trovano fonte di reddito da questo settore. Per esempio i primi che vengono in mente sono i facchini e i camionisti.
Facchini e camionisti appartengono ad altri settori economici, ma risentono del calo dei flussi navali tanto quanto i lavoratori portuali (basti pensare che la cooperativa facchini ha usufruito anch’essa della cassa integrazione in deroga).

Con Denis Di Martino ci lasciamo però con un messaggio positivo: siamo in ripresa economica. Tanto da dover ricorrere all’assunzione di interinali per coprire le posizioni scoperte di soci andati in pensione.
La ripresa economica è iniziata e già si vede un buon aumento delle transazioni commerciali marittime. Dal 2009 al 2010 il totale delle tonnellate di merce sbarcata e imbarcata è aumentato del 17,2%. Con una buona ripresa dei traffici di Gas liquefatti, Cereali e Carbone. Mentre invece perdono terreno prodotti metallurgici e prodotti chimici.

Certamente per poter comunque favorire questa lenta ripresa si potrebbero mettere in atto diverse migliorie, incominciando dal sistema di collegamenti al porto. E qui Di Martino non ha dubbi: “il problema del nostro porto non è tanto il fondale basso, quanto i collegamenti a questo. Pensiamo soprattutto alla via Classicana e al sistema ferroviario della provincia” (a tal proposito segnaliamo anche il servizio di Ravenna Web TV: http://www.ravennawebtv.it/w/?p=17594 ).
Un’altra pecca del nostro sistema portuale è quello dei tempi di sdoganamento molto lunghi, si può arrivare a dover impiegare anche quattro giorni per vedere la propria merce libera dal controllo degli uffici doganali. Tempi biblici rispetto al resto d’Europa.

Dopo l’incontro con Denis Di Martino, siamo arrivati alla conclusione che per poter rilanciare il porto di Ravenna è importante correggere e ridefinire il sistema già esistente, senza dover a tutti i costi investire su ampliamenti titanici del porto o dei terminal portuali, visto che la ripresa economica è molto lenta e che il Nord Africa sta attraversando un periodo di agitazione politica.

Ringraziamo il Rappresentate Sindacale CGIL della Cooperativa Portuale di Ravenna, Denis Di Marino, per la disponibilità.


One thought on “Settore Portuale

  1. Governo e Regione Emilia Romagna concordano nel giudicare lo snodo intermodale del Porto di Ravenna come fondamentale per lo sviluppo del sistema produttivo e logistico nazionale e regionale.
    Il Porto di Ravenna viene considerato strategico soprattutto per la movimentazione di merci dal Nord Europa verso il medio-oriente. Va comunque incrementato lo stoccaggio di macchinari delle aziende del Nord Italia, molte delle quali sono presenti sulla Via Emilia.
    Negli ultimi anni i trasporti marittimi che hanno avuto un incremento sono quelli del trasporto containers, mentre a Ravenna la movimentazione è concentrata su prodotti liquidi derivati dal petrolio, che vengono poi smistati presso le aziende chimiche locali, (compreso il biodiesel che viene importato perché economicamente più vantaggioso) e rinfusi-secchi come mais, soia, concimi, carbone, caolino ecc.. che producono polveri, debole smistamento di containers anche se in aumento

    Investimenti:
    vanno diminuiti i rischi di investimenti dagli incerti ritorni ricorrendo a strumenti concorsuali o a forme di partnership pubblico/privato. Sempre più spesso succede che nel mondo vengano bandite gare per la gesione di terminal.

    Si può pensare che per sviluppare l’attività del porto si debba intervenire su:
    – fondali, in quanto si è ufficialmente determinata la necessità di approfondire i fondali del Canale Candiano a –14.50 m fino a Largo Trattaroli per renderli adeguati ai moderni vettori portacontainer, sempre che questo progetto sia fattibile, poiché restano molti dubbi derivanti dal fondale sabbioso, e che salvo soluzioni tecniche, è presumibile che le mareggiate rendano vano e costoso questo intervento
    – nuovo Terminal container concertato con i privati che provvedono alla realizzazione,
    – by pass,
    – collegamenti ferroviari, potenziare la linea ferroviaria mediante instradamento dei treni attraverso percorsi che riducono l’impatto con l’area urbana mediante bypass dell’area urbana di Ravenna, potenziando i collegamenti su entrambe le sponde del Canale Candiano e rafforzando i raccordi con le aree produttive., mentre le vie di comunicazione su gomma per accedere al porto sono sufficienti l’autostrada A14, la bretella liberalizzata, la S.S. 16 Classicana e l’E45 arrivano al porto, andrebbe messa in sicurezza la S.S. 309
    – distripark, (piattaforme logistiche) progetti già inseriti a livello nazionale devono essere attuati per consentire e incrementare lo stoccaggio di macchinari delle aziende del Nord Italia, molte delle quali sono presenti sulla Via Emilia.

    Le aree libere per il progetto di sviluppo sono un vantaggio da sfruttare. Si potrebbe pensare di inserire in queste aree aziende che forniscono “imballi speciali” fatti direttamente in loco per spedizioni di macchinari pesanti (Benelli, Tozzi, Cefla, Gd, Sacmi, Rosetti ecc.)

    Sicurezza del lavoro: sono già previsti protocolli che regolano la sicurezza, l’igiene, la vigilanza e il controllo, queste azioni vengono applicate solo sulle apparecchiature (sollevamento, strumenti per la verifica dei carichi, personale) ma il comitato preposto non prevede che vengano valutate le emissioni e le polveri che incidono sulla salute degli operai/operatori portuali.

    Rifiuti : vengono considerati solo quelli prodotti dalle lavorazioni e dalle navi, mentre non vengono considerati emissioni e polveri

    Ambiente : fino ad oggi le istituzioni, l’autorità portuale e i privati hanno concertato gli investimenti effettuati, (abbassamento dei fondali di competenza pubblica) il privato nell’ottica produttività/guadagno ha contribuito a risanare parti di piallassa investendo denaro proprio che si è tradotto in un profitto per la propria azienda, (costruzione di banchine) i privati in accordo con gli Enti locali dovrebbero partecipare anche alla valorizzazione dell’area demaniale, che è un bene comune, sotto l’aspetto ambientale e turistico nell’ottica anche di un turismo “ecologico”.

    Servizi : prevedere aree attrezzate di sosta e strutture ricettive per gli autotrasportatori, oggi inesistenti nell’area portuale

    Crociere
    Va aumentato il livello di servizio offerto in particolare per quanto riguarda i collegamenti verso la città, si potrebbe pensare ad un collegamento via mare, con vaporetti ecologici, che arrivano alla darsena dietro alla stazione, darsena che dovrebbe essere valorizzata. In questo modo si eviterebbe di far passare i turisti attraverso la deprimente area industriale che si vede transitando sulla via Baiona, comunque se si fosse costretti a perseguire con questa soluzione prevedere dei collegamenti con navette alimentate a metano verso il centro.
    Attivare una azione promozionale nei confronti delle compagnie crocieristiche offrendo pacchetti legati a visite ai mosaici o legati a manifestazioni di Ravennafestival per trattenere in città i turisti e in questa ottica promuovere idonee iniziative, manifestazioni.
    Pianificare con gli esercizi di città (ristoranti/bar/negozi) il flusso di presenze in modo che il turista non trovi locali chiusi, promuovere anche le nostre spiagge offrendo promozioni con gli esercenti locali (bagni).

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