“COMPRO ORO” tra legalità e illegalità

Girando per le strade della nostra regione, da Bologna a Rimini e Ravenna, ultimamente, ci siamo accorti di un gran proliferare di centri di gioco d’azzardo (slot, scommesse,ecc…) e di negozi “Compro Oro” e proprio queste attività meritano di essere analizzate e approfondite.

Negli ultimi due anni il giro dei “Compro Oro” in Italia è aumentato vertiginosamente, in Emilia Romagna l’incremento registrato tra il 2009 e il 2011 è di almeno il 25%. Secondo una stima della Regione sul territorio sarebbero presenti tra i 500 e i 600 punti vendita, ma potrebbero essere molti di più visto che spesso si tratta di lavoro sommerso. La sola Bologna ne conta 40, così come Parma, mentre la provincia di Piacenza ne conterebbe addirittura 170. E ancora una volta anche la Romagna non “sfigura”, e il dato più clamoroso è quello relativo a Rimini dove le licenze per negozi di “preziosi” sono salite dai 15 del 2008 ai 46 di oggi.

Prima di approfondire l’analisi bisogna sottolineare che l’iter burocratico necessario per l’apertura di queste attività è semplicissimo: basta andare in questura e richiedere una licenza per commercio in oggetti preziosi, che viene rilasciata senza alcun tipo di obbligo (al di fuori dell’incensurabilità dell’apertura della partita Iva).  Il commerciante a questo punto , sarebbe tenuto a iscrivere nel “registro di carico e scarico”, secondo la norma dettata dal Testo Unico sulla Pubblica Sicurezza,  l’acquisto dell’oggetto prezioso. Non è tuttavia obbligato al rilascio di alcuna ricevuta. Allo stesso modo, al privato che volesse vendere oggetti preziosi, è sufficiente esibire un documento d’identità, senza alcun tipo di certificazione sulla provenienza materiale.

Quindi da una parte ci troviamo con una crisi che colpisce sempre più le famiglie italiane e ne fa aumentare il bisogno immediato di liquidità, dall’altra ci troviamo un iter burocratico semplice e senza controlli e un’impennata del prezzo dell’oro (il prezzo di vendita dell’oro è salito in soli 6 mesi da 30 euro al grammo a 40 euro) che ha trasformato questo metallo in un vero e proprio bene di investimento.

Tutto ciò crea un giro d’affari medio notevole. Ogni negozio “Compro Oro” ha un giro d’affari medio stimato di 500.000 euro annui, il che vuol dire che il giro d’affari totale nazionale è pari a 14.000.000.000 euro. Se ci si focalizza su questi altissimi numeri, si può immaginare come questo settore faccia gola alle associazioni mafiose ed alla criminalità organizzata.

Infatti, spiega Andrea Zironi (Presidente Associazione Nazionale Operatori Professionali Oro): “E’ qui che subentra evidentemente il pericolo di riciclaggio perché l’operazione non viene certificata in alcun modo. Il punto più delicato è che qui stiamo erogando denaro. Non solo i privati ricevono denaro contante in cambio di oro e oggetti preziosi, ma allo stesso tempo questi ultimi sono essi stessi denaro, perché vengono venduti alle fonderie per tornare a essere materiale prezioso originario”.

A conferma di ciò vi è l’azione della Guardia di Finanza che difatti sta indagando il settore da tempo: “Il fenomeno esiste ed è diffuso”, spiega il colonello del comando provinciale di Bologna, Giorgio Viale. Spesso alle attività di “Compro Oro” sono soggette a infiltrazioni da parte delle associazioni mafiose, che utilizzano tali attività come copertura per riciclare proventi illeciti (come denuncia la risoluzione regionale e come comprovato dai dati diffusi dalla Guardia di Finanza), e più in generale si associano episodi criminogeni secondo cui “i sequestri di pietre preziose nei settori di falso, truffa, contraffazione, usura, ricettazione e violazione delle leggi di pubblica sicurezza ammontano (per tutto il 2009 e nei primi dieci mesi del 2010) a oltre 2 milioni di euro. E vicini alla stessa cifra sono quelli relativi alla minuteria e agli oggetti di gioielleria”.

Tuttavia, quantificare le agenzie indagate è a oggi quasi impossibile: le Fiamme Gialle hanno difficoltà nel distinguere i rivenditori dalle normali gioiellerie perché questi esercizi, spiega il colonnello, utilizzano per la registrazione alla Camera di commercio la stessa codifica merceologica delle gioiellerie ed è dunque molto difficile quantificarli o identificarli separatamente. E ancora una volta la grave condizione economica rende più problematica la situazione perché molte gioiellerie, subendo una crisi nella vendita di oggetti preziosi nuovi, si sono convertite in “Compro Oro“. Zironi sottolinea che queste attività non sono un esercizio commerciale qualsiasi, ma l’attività di comprevendita dei rivenditori di oggetti aurei è “a tutti gli effetti un’attività finanziaria, non commerciale, e come tale dev’essere normata. “Compro Oro” è un’espressione gergale, perché in realtà si tratta di commercio di oro come materia prima. Azione che andrebbe parificata a quella delle operazioni bancarie”.

Al tal fine l’Anopo assieme all’Aire (Associazione italiana responsabili antiriciclaggio), ha presentato una proposta di legge, che prevede, oltre alla suddetta equiparazione dell’attività di compro oro a quella di intermediazione finanziaria, meccanismi di tracciabilità attualmente assenti, come per esempio l’obbligo di dettagliata ricevuta per il cliente, nonché una certificazione degli esercenti da parte delle forze dell’ordine in merito ai requisiti di onorabilità e professionalità necessari per rendere questa delicata professione affidabile. Per ora “ci troviamo di fronte ad una filiera di commercio illegale”, denuncia Zironi.

Tornando al rischio connesso alle attività della criminalità organizzata va sottolineato l’allarme lanciato sul rischio di infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Modenese, dalla Procura di Modena tramite il procuratore aggiunto Lucia Musti, nelle attività di compravendita dell’oro. Infatti alla grossa criminalità basterà un prestanome qualsiasi per aprire una “lavanderia”.

Questo perché il giochino del riciclaggio è semplice, spiega un gestore di “compro oro”: “si fa una prima operazione di compravendita regolare. Vengono trascritti sul registro obbligatorio vidimato dalla Questura l’identità dell’oggetto, mettiamo un bracciale d’ oro, e i dati dei documenti del venditore. Poi con la stessa carta d’ identità di chi ha portato il bracciale si registrano decine di operazioni fittizie. Risulterà che il malcapitato ha portato in un mese dieci o più chili d’ oro. Gioielli che non sono mai esistiti, ma che saranno contabilizzati dal titolare così da giustificare il denaro liquido in cassa quale frutto della fusione e della rivendita di oggetti mai arrivati e mai venduti”. Soldi sporchi che all’improvviso ritornano in mano alle mafie immacolati e regolari, ripuliti dal loro “passato” di droga ed estorsioni.
La filiera stessa del settore garantisce, dopo un paio di passaggi, l’impunità assoluta per il ricettatore. La collana rubata viene acquistata in nero, senza essere registrata. Subito viene spedita in una fonderia. Di fronte a un lingotto d’ oro fuso, le tracce di ciò che è stato rubato si perdono. “L’oro è oro  –  dicono gli orafi  –  non ha odore, non ha sapore, una volta fuso è impossibile da riconoscere. Ci guadagnano tutti: il ladro e l’esercente disonesto”.

Oltre a ciò spesso ci si imbatte in veri e proprio casi di usura: in sostanza più volte presso i negozi si recano persone in difficoltà finanziaria che lasciano in pegno oggetti, percependo in cambio un importo in denaro nettamente inferiore al valore reale; quando, poi, però si recano a riscattarlo sono costretti a versare cifre superiori con l’applicazione, di fatto, di interessi usurari, accertati a volte anche oltre il 1000% annuo.

Dove apre un “Compro Oro”, poi, di solito, si verificano aumenti di furti e rapine. E’ un effetto collaterale del fatto che i gestori disonesti pagano in contanti collanine, braccialetti, anticaglie d’ oro senza registrarli, senza quindi accertarne la provenienza. Diventando così la valvola di sfogo della malavita, che ha sempre bisogno di disfarsi di bottini di rapine e quant’altro. Secondo l’Osservatorio sulla legalità, furti, scippi e rapine sono aumentati del 70 % nelle zone ad alta concentrazione di “Compro Oro”.
E proprio questo fenomeno collaterale è il più visibile sui nostri territori.  A Rimini a dicembre è scattata una denuncia per ricettazione per un 30enne del posto durante un controllo a un esercizio commerciale del luogo dove erano stati rinvenuti monili che risultavano rubati a maggio e in seguito venduti proprio al titolare dell’attività.  A Riccione è stato invece arrestato un 49enne riminese che aveva appena incassato piu’ di 1900 euro dalla vendita di tre collane, che erano risultate false. Anche a Ravenna a novembre tre napoletani tra i 20 e i 25 anni tutti residenti a Lido Adriano sono stati beccati grazie a un controllo della Polfer dopo che avevano svaligiato un “Compro Oro” di Viserba.

La lista potrebbe essere lunghissima ma basta leggere la cronaca locale, ogni giorno, con più attenzione per capire la gravità di questo problema.

Massimo –Gruppo Dello Zuccherificio –


9 thoughts on ““COMPRO ORO” tra legalità e illegalità

  1. speriamo che la proposta di legge citata nell’articolo diventi legge, sicuramente con il primo scopo di evitare le infiltrazioni della criminalità organizzata e di evitare gli episodi di usura…a proposito, è una proposta da portare in parlamento o in regione?

  2. Pare che, spesso, dietro alla gestione ci siano associazioni mafiose, ma viste le pochissime leggi e metodi di controllo, risulta difficilissimo dimostrarlo.

  3. Caro Massimo,sono un ragazzo di 27 anni che sta aprendo un compro oro e non mi sento un’esercente disonesto.
    Come prima cosa la questura richiede diverse norme di sicurezza (se poi non vengono a verificare capisci che non può essere colpa dell’esercente e magari avranno argomenti più importanti da trattare),inoltre personalmente penso di dare un servizio al cittadino dove al cliente viene fatta un’offerta in linea con le quotazioni giornaliere e nessuno è obbligato ad accettare la cifra,anche se come dici la maggior parte è gente in difficoltà finanziarie,ma certo se non ci fossimo noi che diamo la possibilità di avere liquidità immediata come farebbero ad esempio a pagare scadenze,bollette o quant’altro?!se ne farebbero ben poco del loro oro nel cassetto,meglio pagare interessi o more?!
    Altra discorso sono i margini di guadagno,che penso siano come tutte le altre attività commerciali se non inferiori rispetto ad un bar ad esempio,conosci attività commerciali che non hanno scopo di lucro?!..per quanto riguarda il documento ogni cliente si prende la responsabilità del metallo che cambia,a suo rischio e pericolo,sta poi alla Finanza verificare se è rubato o meno,(e infatti ci sono 10 giorni di fermo prima di poterlo fondere),poi sfido la maggior parte dei possessori d’oro ad avere ancora garanzie d’acquisto soprattutto perchè la maggior parte del metallo viene magari regalato ai suddetti clienti in periodi d’infanzia (nascite,battesimi,comunioni,cresime) quindi non si hanno nemmeno inizialmente oltre al fatto che possano andar persi o gettati.
    Tutto questo per dire che può anche essere che ci siano infiltrazioni mafiose,ma non è assolutamente il mio caso e di conseguenza andrei piano a generalizzare e fare terrorismo psicologico su questo tipo di attività almeno cercherei nel caso di un giornalista a vedere le due facce della medaglia,visto che personalmente sto facendo diversi sacrifici per aprire questo locale e poter permettere alla mia famiglia di vivere in modo onesto e dignitoso.
    Grazie per la disponibilità Yuri

    1. Caro Yuri,
      l’intento dell’articolo non era assolutamente quello di generalizzare, ma di parlare di una questione che quasi solo gli “addetti ai lavori” conoscono.
      E’ naturale, come in tutte le cose, che ci sia chi fa bene il suo dovere e nella totale normalità. Noi, proprio per essere super partes e oggettivi, ci siamo rifatti a documenti e interviste della Guardia Di Finanza e di quelle associazioni (Anopo e Aira) nate allo scopo di proteggere dalle infiltrazioni della criminalità organizzata chi, come te, lavora regolarmente e fa tanti sacrifici.
      La questione sollevata dall’articolo ha fatto in modo che dell’argomento se ne parlasse. Sto attendendo a giorni anche l’odg approvato all’unanimità dalla Provincia Di Ravenna, per capire quali sono le intenzioni delle istituzioni. E poi faremo un’intervista al prof. Ranieri Razzante, consulente della Commissione parlamentare antimafia ed esperto di diritto finanziario e di legislazione antiriciclaggio.
      Magari nel prossimo articolo potrebbe essere interessante inserire anche la tua esperienza. Se credi possa essere utile raccontacela inviandola al nostro indirizzo mail.
      Grazie a te,
      Massimo

  4. Io sono stato sfortunato non ho comprato involontariamente oro rubato scoprendo che era rubato dopo grazie ai carabinieri..non ho mai fatto niente di male non ho denuncie ora cosa mi succederà? Ho troppa paura

  5. Salve sono un ragazzo che è stato fregato in quanto ho acquistato ora rubato nn sapendo che era rubato ho paura ora non ho mai avuto denuncie cosa mi succederà ora? Ho gia detto tutto alle autorità

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