“DIAZ: RICORDIAMOCI QUEL SANGUE”

“Diaz – Don’t Clean Up This Blood”, l’ultimo film di Daniele Vicari, è un vero esempio di cinema civile. Gli eventi riguardano il G8 di Genova, in particolare l’intervento della polizia nella scuola Diaz.

Il film ci coinvolge (e sconvolge) al pari di un serrato thriller e ci informa, narrandoci e spiegandoci i fatti, come un documentario. Durante la visione la barriera filmica, lo schermo che dovrebbe ricordarci la distanza tra la pellicola e la poltroncina, sembra svanire; ci si ritrova in quella scuola, senza respiro, immedesimati nelle paure e nelle ansie dei personaggi.

A determinare il forte impatto emotivo non sono escamotage narrativi o passi romanzati, sono i fatti; nessuna “trovata” per commuovere o coinvolgere lo spettatore, solo la cruda realtà, la scomoda verità di quella notte. L’impegno civile del film sta proprio in questo: smuovere lo spettatore, ricordare quello che (volutamente?) sembra essere sepolto nella memoria collettiva e riportarlo a galla.

Immagini di repertorio si confondono, con inquietante naturalezza, alle scene del film, per non permettere di dimenticare (come troppo a lungo si è fatto) che ognuno di noi è testimone de «La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale.» come è stata definita da Amnesty International.

 


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