Premio per il Giornalismo d’Inchiesta – I vincitori e le motivazioni della giuria

CATEGORIA GIOVANI

1° premio:  Giulia Bondi  

Leggere Giulia Bondi è come immergersi nelle onde del Mediterraneo. Ritmi fluenti, ammaliatori, ma che improvvisamente finiscono in un vortice che lascia senza fiato. La disillusione della vana ricchezza in l’Islanda, la speranza e la disperazione dei migranti a Lampedusa e la “Resistenza” dei No Tav in Piemonte, vengono raccontati con l’occhio di chi cerca tra le pieghe delle storie il “particolare” che rende un bel racconto un capolavoro. Parole e immagini che si mischiano e lasciano nella testa del lettore la sensazione di aver vissuto i luoghi dell’inchiesta anche senza mai aver lasciato la poltrona di casa.

Le inchieste di Giulia Bondi sono ben documentate, la scrittura è incalzante e descrittiva allo stesso tempo, il che rende la lettura molto accattivante. Ritmo incalzante e attente. L’inchiesta è  ben supportata dalle fotografie della stessa autrice.


2° premio: Raffaella Cosentino

La Cosentino ha ben documentato la situazione nel centro di identificazione ed espulsione di Palazzo San Gervasio di Potenza addirittura pubblicando un video girato da uno dei 57 tunisini  rinchiusi in un recinto di maglia a rete d’acciaio. Un corredo di interviste arricchisce la denuncia della ‘gabbia’ interdetta normalmente alla stampa.

CATEGORIA “REGIONE EMILIA-ROMAGNA”

1° premio:  Michele Azzu

Michele Azzu non si limita a raccontare una delle pagine più tristi del nostro paese. Ma la rende viva, utilizzando tutti i documenti possibili per dimostrare come dentro la “fredda burocrazia” delle carte si celi la violenza di una economia che trasforma le lavoratrici dell’Omsa da esseri umani, con sogni e passioni, in “esuberi”.Una inchiesta vera, senza compromessi, carica di quella “irriverenza” che il giornalismo d’inchiesta sembrava aver dimenticato ma che ricompare con forza in queste righe

2° premio:Vincenzo Malara

Inchiesta ben fatta e ben scritta, ben documentata, corredata di dati, interviste, e analisi di esperti che danno uno splendido quadro della situazione descrivendo il problema in modo preciso e puntuale.  Ottima la grafica e anche le fotografie.

MENZIONE SPECIALE

Francesco Ruta, Giorgio Ruta e alla redazione de IL CLANDESTINO.

Un’inchiesta perfetta non solo dal punto di vista della scrittura, ma soprattutto piena di quella sana incoscienza che solo chi dice la verità riesce ad esprimere. La Sicilia terra dalle mille contraddizioni riesce ancora una volta a sorprendere per la vivacità, il coraggio, la bravura e la tenacia rappresentato dai redattori del “Clandestino”.

Un’inchiesta con la testa alta, che non si fa scrupolo di attaccare i “potenti”, frutto di un lavoro corale che merita, all’unanimità, la “menzione speciale”  del premio “Il grido della farfalla”

HONORIS CAUSA

Rino Giacalone per la carriera e la passione con la quale si è dedicato al giornalismo d’inchiesta

A lungo corrispondente da Trapani per La Sicilia, è una delle penne più graffianti del giornalismo siciliano. Ha collaborato e collabora con il mensile di Libera “Narcomafie”, sul sito Libera Informazione. Preparato e inflessibile nel raccontare le vicende di mafia del trapanese.  Giornalista scomodo, talmente scomodo da essere allontanato dalla testata Siciliana per cui lavorava. Oggi è anche uno dei blogger del Fatto Quotidiano  e anche attrraverso quel giornale continua a raccontare la mafia Trapanese, la ricerca di Matteo Messina Denaro, gli affari tra mafia e politica corrotta di quel territorio. Perché nel Trapanese la mafia è come la corrente elettrica. Non si vede ma uccide.


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