Presentazione del Rapporto di ricerca sulle “Mafie in Emilia-Romagna” a cura di Enzo Ciconte

Il 13 giugno 2012 siamo stati invitati  alla presentazione del Rapporto di ricerca sulle “Mafie in Emilia-Romagna” a cura di Enzo Ciconte. Il rapporto fa parte dei quaderni di Città sicure, una serie di fascicoli statistici con dati sulla criminalità, sull’insicurezza dei cittadini e sulla polizia locale elaborati e pubblicati periodicamente dalla Regione Emilia-Romagna.

La presenza delle mafie al Nord ormai è un fatto accertato, tanto che il 14 giugno 2012 è stata inaugurata una nuova sede della DIA1 nella nostra regione, dopo quelle già aperte in Toscana, Piemonte, Liguria, Lombardia, e Veneto.

La relazione parte dalla domanda “Come si configurano i comportamenti criminali di natura mafiosa che tentano di infiltrarsi nell’economia e nella società emiliano-romagnola?”: è quindi un documento teso a far conoscere e riconoscere meglio nei suoi dettagli il tipo di infiltrazioni mafiose che ci riguardano più da vicino.

Al suo interno si descrive la storia della mafia nella nostra regione, raccontando anche dell’avvento di personaggi come Antonio Iovine e Michele Zagaria, tra i massimi esponenti della camorra campana che avevano il totale controllo delle province di Modena e Parma. Queste sono mafie che vengono da un lontano passato, ma che approfittano dei mutamenti dell’economia per radicarsi profondamente all’interno del nostro territorio. Una presenza nei territori che ormai non può più essere ignorata, tra appalti truccati, omicidi, estorsioni e intimidazioni, incendi e attentati e il controllo dell’economia del divertimento, specialmente sulla riviera, con videopoker e bische clandestine.

Si approfondisce la presenza sul territorio, mettendo però in primo piano la diversità dell’Emilia-Romagna dove “…a differenza delle altre regioni soprattutto meridionali […] il crimine organizzato non risulta profondamente penetrato in ragione del fatto che la popolazione, l’imprenditoria e gli enti amministrativi sono refrattari, fondamentalmente, alle infiltrazioni malavitose”. La regione si sta muovendo molto in questo senso con l’emanazione di ben due leggi regionali negli ultimi due anni: Vasco Errani rimarca questa differenza dato che è stato l’unico presidente delle Regioni del Nord a pronunciare parole significative come: “ … che l’infiltrazione mafiosa sia un fenomeno che ci riguarda da vicino è senz’altro vero e non siamo tra quelli che pensano che sia sbagliato parlarne. Al contrario, servono parole e fatti.”.

Nonostante il lavoro positivo fatto dalla Regione venga -legittimamente- enfatizzato in questo documento, non viene però ignorato il fatto che “… gli anticorpi non funzionano in eterno e non garantiscono l’impermeabilità assoluta se non sono continuamente sorvegliati ed alimentati.”

Un rapporto positivo che aiuta ulteriormente a comprendere il fenomeno, avendo però bene chiare in mente le parole del Procuratore della Repubblica Roberto Alfonso : “ In Emilia-Romagna non c’è controllo del territorio perché non ne hanno bisogno, non gli conviene, ma se volessero ce la farebbero senza problemi”. Non bisogna assolutamente sottovalutare il problema, ed è compito sia del singolo cittadino sia, ancor di più, dell’amministrazione tenere alta l’attenzione, segnalando anomalie in campo economico e finanziario e prendere sempre in considerazione la funzione dei cosiddetti “uomini cerniera” -come possono essere banchieri, notai, imprenditori, liberi professionisti-, che continuano a svolgere una funzione insostituibile per i mafiosi, favorendone l’accesso nel mondo della finanza e dell’economia regionale.

A noi rimane un dubbio, cioè quello sulla scarsa presenza di documentazioni riguardanti Ravenna, unica provincia non nominata tra le 9 in Regione. Nonostante abbiamo colto molte segnali anomali (dal contrabbando di sigarette, droga, carburante e armi al porto, alle sparatorie periodiche tra Lido Adriano e via Trieste, dalla “mafia del cocco” sulla spiaggia agli immobili confiscati, giusto per citare solo alcuni esempi) la situazione a Ravenna, a parte l’omicidio Guerra, non viene approfondita in alcun modo.

Noi vorremmo ricondurre la presenza mafiosa alla sua dimensione reale, all’effettivo pericolo e non a quello immaginario da parte di chi pensa che non sia esistente o da parte di chi invece, ed è fenomeno recentissimo, enfatizza, esasperandone, la presenza. Però questa mancanza non può che inquietarci perché potrebbe essere il segnale di un tipo di infiltrazione meno profonda, ma anche di un’infiltrazione più invasiva e meno evidente, che ancora non fa notizia a livello nazionale e quindi ancora più difficile da estirpare. Infiltrazione che si mimetizza nel controllo dell’economia e in particolare dell’industria dell’intrattenimento.

 

Potete scaricare la relazione qui: I ragguppamenti mafiosi in Emila-Romagna

 

Alessandro – Gruppo dello Zuccherificio –

 

Note:

1 DIA:     Direzione Investigativa Antimafia, organismo investigativo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’interno, a composizione interforze (Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Carabinieri), con compiti investigativi di tipo specializzato nella lotta contro le associazioni mafiose o similari.


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