Diritti umani e interessi economici: Libia, due anni dopo

italia libiaEra il 2010 quando abbiamo parlato delle relazioni tra Italia e Libia. In quell’anno Berlusconi e Gheddafi erano i relativi capi di Stato.

Con quell’articolo avevamo cercato di capire che tipo di accordi vertevano tra i due Paesi in merito all´immigrazione clandestina e avevamo riscontrato una forte promozione degli investimenti in Libia da parte del nostro Governo.

 

I recenti accordi siglati tra i due Stati per contrastare gli ingressi irregolari in Italia sono stati:

–          anno 2003: accordi segreti Berlusconi – Gheddafi.

Fabrizio Gatti racconta di  “uno stanziamento speciale previsto per la realizzazione di altri due campi nel Sud del Paese, Kufrah e Sebha”. Roma poi spedisce 100 gommoni, 6 fuoristrada, 3 pullman, 40 visori notturni, 50 macchine fotografiche subacquee, 500 mute da sub, 12000 coperte di lana, 6000 materassi e 1000 sacchi per cadaveri

–          anno 2007: il governo Prodi rilancia gli accordi con la Libia e stanzia oltre 6 milioni di euro.

Amato sigla il “Protocollo per la cooperazione tra Italia e Libia”: con tale accordo l’Italia si impegna a organizzare e intensificare i pattugliamenti marittimi, con 6 unità cedute temporaneamente alla Libia, delle coste libiche per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina.

–          anno 2008: la svolta dei rapporti con l´accordo Berlusconi – Gheddafi

“Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la grande Giamahiria araba libica popolare socialista” in base al quale le autorità italiane hanno trasferito in Libia migranti e richiedenti asilo intercettati in mare. Rinvii forzati  che portano il Comitato Europeo Contro la Tortura a esortare il nostro paese a rivedere tali prassi, chiedendo che alle persone intercettate in mare vengano assicurati: l’assistenza umanitaria e medica necessaria, l’accesso alle procedure d’asilo e il rispetto del principio di non-refoulement (divieto di rinvio di una persona verso un paese in cui potrebbe essere a rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani).

Mentre a livello economico così scriveva la Camera di Commercio di Ravenna in uno dei suoi bollettini mensili del 2010: “Il governo libico, anche dopo la firma del recente Trattato di Amicizia, vede le imprese italiane come quelle che meglio possono affermarsi sul mercato. A parità di offerte in appalti pubblici le aziende tricolori sono privilegiate: presso il ministero dell’Economia di Tripoli è stato creato uno Sportello Unico solo per le imprese italiane. […] Il governo libico ha stanziato 60 miliardi di dollari per i prossimi quattro anni per finanziare interventi nei settori delle infrastrutture, dell’industria agro-alimentare e del turismo. Entrare presto su questo mercato può aprire spazi competitivi alle imprese italiane per importare ed esportare a dazio zero e godere dei vantaggi fiscali previsti dalla legge libica sugli investimenti per cinque anni dal loro insediamento.”

L’allora presidente Silvio Berlusconi ci aveva parlato di Gheddafi  come “un leader di libertà”.

I principali media ci avevano descritto con dettaglio le “stravaganze” del raís, come le tenda beduina piantata nel giardino della residenza dell’ ambasciatore libico a Roma e le lezioni di Corano alle 100 hostess.

Il 17 febbraio 2011 scoppia la guerra civile in Libia.

E cosí, quegli stessi media, iniziano a raccontarci che il popolo libico vive, in realtá, sotto una “dittatura di mostruosa ferocia, contro cui si è sollevata gran parte della popolazione, nel clima di rivolte che da un paio di mesi stanno aprendo a prospettive di democrazia”. Inizia il diario delle “rivolte con una fortissima componente giovanile, colta, laica, non ancora egemone rispetto alle influenze religiose o al potere organizzato dei militari, ma che per la prima volta consente di parlare di speranza democratica in senso proprio”. Ci fanno conoscere la storia di  Fethi Tarbel, giovane avvocato libico, che racconta “E’ stato il terrore che ci ha paralizzato, ed è la volontà di sconfiggere il terrore che ci darà il coraggio di conquistare la nostra libertà” . La cronaca ci racconta di un popolo, oppresso da un dittatore per 42 anni, che decide di alzare la testa e che “Gheddafi ha schiacciato solo con la logica dell’eccidio […].”

“ I governi occidentali hanno colpe tremende, per i decenni e decenni delle sanguinarie dittature che i popoli tunisino, egiziano, libico hanno dovuto subire, colpe che non dovranno essere dimenticate. Con quelle dittature hanno trafficato, ben al di là delle “ragion di Stato” e di approvvigionamento energetico, e pur di trafficare hanno ignobilmente coperto e “santificato” la quotidianità di tortura e violenza con cui l’oppressione dittatoriale si esercitava. Mai nulla hanno fatto per difendere, e non sia mai sostenere e alimentare , le forze di un’opposizione laica e riformatrice […]”con queste parolePaolo Flores d’Arcais sostiene l´intervento militare italiano in Libia.

Opinione diversa invece é quella di Gino Strada, fondatore di Emergency, sulla scelta di intervenire nel conflitto: “La guerra è stupida e violenta. Ed è sempre una scelta, mai una necessità: rischia di diventarlo quando non si fa nulla per anni, anzi per decenni”,  ma stessa condanna per il silenzio e l´omertá degli stessi Governi che hanno deciso di intervenire militarmente: “che Gheddafi sia un dittatore è molto chiaro. Che stia massacrando i civili è chiaro, ma impreciso: lo fa da anni, se non da decenni. E noi, come Italia, abbiamo contribuito, per esempio col rifornimento di armi.”

E così che nel marzo 2011 l´Italia prende parte alla guerra insieme agli attori principali: USA, Regno Unito e Francia.

Gianluca Di Feo, su L´Espresso, afferma che, nonostantenon ci siano bilanci ufficiali, le fonti piú attendibili rivelano che le nostre forze armate hanno scaricato almeno 800 tra bombe e missili, distruggendo più di 500 obiettivi. E’ stato il massimo volume di fuoco mai usato dalla Seconda Guerra Mondiale. E gli attacchi della Nato sono partiti all’80 per cento dalle nostre basi.”

Passano 8 mesi dall´inizio della guerra civile libica, e il 20 ottobre 2011 muore Muammar Gheddafi.

Con questo annuncio il mondo intero tira un respiro di sollievo: finalmente “è la fine della dittatura qurantennale di un uomo, di un clan e di una famiglia su un intero Paese.” Barack Obama, presidente USA,ne parla come la “Fine di un doloroso capitolo”. Il popolo libico é in festa, esplode la gioia della strade, nelle piazze, grida, spari, abbracci, sorrisi: la Libia é liberata.

A poco a poco i riflettori sulla Libia si spengono.

Il Consiglio nazionale di transizione (CNT) si autoproclama “unico legittimo rappresentante della  Repubblica libica” in una Paese frammentato dalle lotte tribali e regionali, dai conflitti ancora in corso con alcune frange di militari fedeli a Gheddafi.  Porta avanti con difficoltá e tanti momenti di gravi crisi i suoi obiettivi principali, come portare il popolo a elezioni libere, scrivere una nuova Costituzione, gestire la sicurezza e lo stato di diritto interni. Le elezioni si avranno nel luglio 2012 e il CNT verrá cosí sostituito dal Congresso Nazionale. Il nuovo governo di Ali Zidan ha ottenuto la fiducia nell´ottobre 2012, dopo la sfiducia al precedente premier Mustafa Abushagur.

Ma torniamo al 3 aprile 2012, giorno in cui viene siglato a Tripoli dai ministri dell’Interno italiano, Annamaria Cancellieri, e quello libico, Fawzi Al-Taher Abdulali, “un accordo segreto tra l’Italia e la Libia sull’immigrazione clandestina che autorizza le autorità italiane a intercettare i richiedenti asilo e a riconsegnarli ai soldati libici.”

É Amnesty International Italia ad attivarsi per prima per denunciare tale accordo. Nonostante i numerosi tentativi di ricevere il testo richiedendolo direttamente al Ministero,l´associazione deve attendere che sia il quotidiano “La Stampa” a mostrarne i contenuti.

Prima di tutto sostiene che: con la Libia di oggi, un paese nel quale lo stato di diritto è assente, in cui i cittadini stranieri languono in carcere alla mercé delle milizie che dirigono i centri di detenzione, sottoposti a maltrattamenti, sfruttamento e a lavoro forzato, un accordo sul contrasto dell’immigrazione illegale comporta rischi di gravi violazioni dei diritti umani.

Ed elenca i tre punti piú critici dell´accordo:

1)      Amnesty International Italia aveva raccomandato che nella formazione [ndr:l´accordo prevede“programma di addestramento in favore degli ufficiali della polizia libica su tecniche di controllo della polizia di frontiera (confini terrestri e aeroporti); individuazione del falso documentale e conduzione delle motovedette.”] fosse compresa quella sull’accesso alle procedure d’asilo, di cui non vi è invece alcun cenno.

Questo perché la Libia non ho sottoscritto la Convezione di Ginevra. Quindi in Libia non c´é distinzione tra migrante e richiedente asilo. Chi scappa dall´Etiopia perché, per esempio, perseguitato politicamente, non riceve dal governo libico alcuna protezione ma viene rispedito al nel suo Paese con forte rischio di essere imprigionato, torturato e ucciso per aver tentato la fuga.  Per questo richiede che venga fatta menzione nell´accordo a tale diritto.

2)      Kufra, alla frontiera sud, punto d’ingresso per i rifugiati del Corno d’Africa, non è mai stato un centro sanitario né tantomeno un centro di accoglienza ma un centro di detenzione durissimo e disumano. I cosiddetti “centri di accoglienza”, di cui si sollecita il ripristino chiedendo collaborazione alla Commissione europea, hanno a loro volta funzionato come centri di detenzione, veri e propri luoghi di tortura. Non esistono “centri di accoglienza” in Libia.

3)      L’Italia chiede alla Libia di prevenire le partenze e, come scritto alla fine del processo verbale, s’impegna a collaborare a questo scopo. Ciò, nella situazione attuale, significa che l’Italia offre collaborazione a mettere a rischio la vita delle persone che si trovano in Libia.

Infine chiede di chiarire un dubbio: Non è chiaro quali siano gli “accordi bilaterali in materia” citati nel testo e sarebbe invece importante capire a quali accordi ci si riferisca.

Stesso dubbio che viene anche a Guido Ruotolo sulle pagine de La Stampa che aggiunge  “L’accordo – processo verbale della riunione tra le due delegazioni – sembrerebbe riconfermare in sostanza tutte le vecchie intese siglate da Roma e Tripoli, al tempo di Gheddafi. Compresa, evidentemente, quell’intesa contestata anche dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo sui respingimenti in mare.”

“Infrastrutture, Terzi punta sulla Libia” sulle pagine de Avvenire ,del 30 novembre 2012, troviamo un resoconto dell´intervento di Giulio Terzi, Ministro degli Esteri, al Business Forum Italia-Libia tenutosi a Milano. Il Ministro Terzi ha presentato quali sono le opportunitá per le imprese italiane che investono nella ricostruzione, e al termine della cronaca del suo recente viaggio in Libia ribadisce a Milano la “soddisfazione nel vedere come tra Italia e Libia ci sia un rapporto prioritario”.

I dati portati nel convegno sono impressionanti:  un giro d’affari a 9 cifre quello che lega il territorio lombardo e la Libia stando ai numeri di import/export del primo semestre del 2012. La Camera di commercio di Milano, svolgendo un’analisi su dati Istat, ha stimato che l’interscambio commerciale tra le aziende lombarde e libiche è salito a quota di 500 milioni di euro nei primi sei mesi del 2012.

Una cifra, che, se rapportata su scala nazionale, arriva a totalizzare la quota del 7,3% del totale degli scambi italiani, in crescita del 41,4% in un anno. Oltre il 95% dell’import dalla Libia è costituito da prodotti dell‘estrazione di minerali da cave e miniere. I prodotti esportati in Libia sono quelli manifatturieri (98,6%).

L’interesse degli imprenditori milanesi nei confronti delle opportunità di attività economiche in Libia e con la Libia è molto alto – ha sottolineato invece Alberto Meomartini, presidente Assolombarda. – L’Italia è già oggi il primo partner della Libia, ma gli scenari della nuova Libia appaiono molto promettenti per nuove iniziative. Gli intenti di stabilizzazione del nuovo governo libico, le vicinanze geografiche, le possibilità di sviluppo per le piccole e medie imprese del nostro territorio, delineano un quadro molto positivo”.

La storia si ripete.

Paola Resta – Gruppo dello Zuccherificio                                                                                          10 dicembre 2012

 

Fonti:

https://gruppodellozuccherificio.files.wordpress.com/2010/07/italia-libia.pdf

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/libia-la-vera-guerra-italiana/2164889

http://temi.repubblica.it/micromega-online/libia-le-ragioni-della-guerra-e-della-pace-le-opinioni-di-paolo-flores-darcais-e-massimo-fini/

http://temi.repubblica.it/micromega-online/strada-%e2%80%9cbisognava-pensarci-prima-la-guerra-non-si-deve-fare-mai%e2%80%9d/

http://www.lastampa.it/2012/06/18/italia/cronache/la-lotta-ai-clandestiniriparte-da-gheddafi-5tgtPLfH7yQn2gqXdf7B7K/pagina.html

http://www.amnesty.it/accordo-italia-libia-in-materia-di-immigrazione-mette-a-rischio-i-diritti-umani

http://www.milanoimpresa.it/tag/business-forum-italia-libia

http://www.jeuneafrique.com/Article/DEPAFP20121020164737/libye-mouammar-kaddafi-cnt-bani-walidun-an-apres-sa-mort-le-spectre-de-kaddafi-hante-toujours-la-libye.html

http://www.jeuneafrique.com/Article/DEPAFP20120122160658/mouammar-kaddafi-tripoli-benghazi-revolution-libyennelibye-demission-du-vice-president-du-cnt-l-adoption-de-la-loi-electorale-reportee.html


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