Ripudiamo la violenza sulle donne

Il Gruppo dello Zuccherificio con la collaborazione della Casa delle Donne Ravenna e Linea Rosa Ravenna propone giovedì 16 e venerdì 17 maggio, dalle ore 17.00 alle ore 19.00,  presso il MAR (Museo d’Arte di Ravenna, via di Roma 13), il percorso multimediale “NON E’ AMORE”, ideato e promosso da Caritas Ambrosiana.

Abbiamo intervistato Sara Zandrini – Coordinatrice Area Formazione di Caritas Ambrosiana, che ci ha seguito e spronato nel portare il progetto a Ravenna.

– “Non é amore”, ci potrebbe spiegare di cosa si tratta?

Non è amore è un percorso multimediale il cui obiettivo è riflettere sul tema della violenza di genere e, più in generale, sulla questione ancora attuale anche in Italia della discriminazione di genere, terreno fertile su cui continua a crescere la violenza contro le donne. 

A Ravenna verrá allestito uno spazio per la visione del video prodotto da Caritas Ambrosiana e al termine della proiezione sará possibile parlare con le operatrici di Linea Rosa e Casa delle Donne per avere un confronto diretto con chi lavora su queste tematiche quotidianamente.

– Da quale esigenza nasce la volontá di parlare di violenza sulle donne?

Il maltrattamento e la violenza sulle donne sono al centro della riflessione e dell’impegno di Caritas non solo per intervenire concretamente a favore delle vittime ma anche per diffondere una cultura del rispetto, dell’uguaglianza, della dignità della donna.

Nella violenza di genere la Caritas riconosce primariamente la violazione della dignità umana, aggravata dal fatto che è forse la violenza più diffusa nel mondo e più tollerata socialmente. Le Nazioni Unite stimano che nell’arco della vita una donna su cinque sarà vittima di stupro, una su tre sarà maltrattata, abusata o costretta a rapporti sessuali contro la propria volontà da parte di un membro della famiglia o un conoscente.

La violenza di genere, qualunque siano le modalità con le quali viene esercitata, anche in Italia ha come presupposto l’attribuzione alla donna di un ruolo subordinato rispetto all’uomo. La parità sancita per legge non è ancora sufficiente a sradicare tradizioni e costumi di stampo patriarcale che perpetuano un modello culturale e sociale che svilisce le donne. La presa di coscienza della dignità della donna e il suo rispetto sono le condizioni che permettono il superamento della violenza di genere. La normativa e la denuncia sono strumenti imprescindibili nella lotta alla violenza ma un’effettiva parità nei rapporti uomo-donna è possibile solo attraverso un processo di messa in discussione profondo, e al contempo diffuso, contro i meccanismi di prevaricazione maschile.

– Perché parlare della violenza psicologica? Perché avete scelto questo taglio dell´argomento?

Ci siamo interrogati a lungo su quali elementi evidenziare e ci è sembrato che oggi sia la violenza psicologica quella più difficile da riconoscere, sia da parte dei giovani che dei meno giovani. Uno schiaffo parla immediatamente di sé, anche se poi magari viene ricondotto anche quello a significati diversi da quello che immediatamente tutti percepiamo come gesto violento.

Le relazioni segnate da atteggiamenti di sopraffazione, di controllo ossessivo, di isolamento della donna dalle relazioni con altre persone, di colpevolizzazione ingiustificata, di umiliazione, di costrizione e mancanza di libertà di scelta sono relazioni segnate da una violenza che non sempre si traduce anche in un’azione fisica violenta e, proprio per questo, rischiano spesso di non essere riconosciute per quello che sono e per il pericolo che portano con sé.

Il primo lavoro da fare, accanto alla tutela per le vittime di maltrattamento, è dunque un lavoro di tipo culturale ed educativo in cui rimettere al centro il tema della pari dignità e del rispetto incondizionato tra uomo e donna, nella ricerca di un modello di relazione fatto di accoglienza e di reciprocità che le donne e gli uomini devono pretendere da se stessi. È un percorso lungo che interroga, sollecita e coinvolge sia le donne che gli uomini: é necessario che ciascuno percepisca l’aberrazione insita nei comportamenti violenti, anche quelli che non sfociano in violenza fisica, e si faccia promotore di modalità costruttive e rispettose di interazione tra i generi.

 – Cosa rende questo progetto speciale  rispetto alle altre campagne contro la violenza sulle donne?

Sicuramente l’elemento per noi determinante è quello di riportare il problema all’attenzione di tutti affinchè tutti se ne facciano carico e di tenerlo strettamente connesso al tema della discriminazione delle donne. Sicuramente ci sono enti e servizi preposti alla tutela delle vittime che hanno bisogno di essere sostenuti nel loro lavoro e questo progetto cerca di metterne in evidenza l’importanza. Accanto a questo vogliamo anche che tutti sentano la responsabilità propria del lavoro culturale ed educativo sulla parità e il rispetto uomo-donna, senza delegarlo ad altri.

Tutti gli adulti sono chiamati a impegnarsi nell’impegno educativo quotidiano delle nuove generazioni e nella lotta contro ogni forma di discriminazione di genere e ogni condizione socio-economica che limiti la possibilità di esercitare i propri diritti di libere cittadine (si pensi all’inserimento lavorativo delle donne, alla conciliazione lavoro-famiglia, ai redditi mediamente inferiori a quelli degli uomini, alla rappresentanza femminile nelle posizioni dirigenziali, ecc.). C’è un lavoro comunitario da ricostruire in cui ciascuno ha un ruolo importante perché ciascuno è modello educativo per chi gli è accanto.

– A Milano, durante la fiera “Fá la cosa giusta” che tipo di risposta avete avuto dal pubblico che ha fatto il percorso? Che utilitá immediata avete riscontrato nei colloqui tra operatrici e pubblico?

Nei tre giorni di fiera sono stati circa 1500 i visitatori dello stand, persone di tutte le età (eccetto i bambini perché l’accesso era riservato ai maggiori di 14 anni), uomini e donne (anche se con una netta prevalenza di donne). Nessuno tra coloro che ha visitato lo stand è uscito dal percorso esattamente come era entrato: è stata un’esperienza di impatto, per alcuni di più, per altri di meno, per tutti sicuramente un momento di riflessione su sé, sui propri legami, sulla società di cui si è parte. Per molti è stata l’occasione per osservare l’ambiguità di certi atteggiamenti che si rischia di non riconoscere come “campanelli d’allarme” di relazioni pericolose.

Per qualcuno è stata l’occasione per avere il contatto per un percorso da avviare con le  operatrici di Caritas, che potranno quindi sostenere un percorso di uscita dal dramma.

Un dato è particolarmente significativo: moltissimi sono stati i giovani tra i 16 e i 25 anni che hanno visitato lo stand e che si sono fermati a chiacchierare con le operatrici della Caritas. Ci ha colpito come nelle “chiacchierate” con loro si parlasse di maltrattamento ma anche molto di amore, di relazioni di coppia, dimostrando la centralità di questo argomento per i giovani, come è giusto, ma anche il bisogno di darsi occasioni per approfondire e confrontarsi su chiavi di lettura e strumenti per vivere correttamente le relazioni uomo-donna.

Sabato 18 maggio, alle ore 21.00, in Piazza San Francesco a Ravenna,  si terrà la Tavola Rotonda sul tema “Ripudiare la violenza di genere”, con il confronto tra vari esperti esperti che metteranno luce sotto varie angolature e sfaccettature.

Ci confronteremo con: Diva Ponti, coordinatrice dell’associazione Liberedonne che gestisce la Casa delle Donne di Ravenna – Alessandra Bagnare, presidente del centro antiviolenza Linea Rosa Ravenna – Michele Poli, membro dell’associazione nazionale Maschile Plurale – Nadia Somma, giornalista de il Fatto Quotidiano e presidente dell’associazione “Demetra – Donne in Aiuto”.

Infine per tutta la durata del Grido della Farfalla, Meeting dell’Informazione Libera, che si terrà in p.za San Francesco dal 16 al 19 maggio, sarà sempre disponibile l’installazione “Passi Interrotti”, un ulteriore modo per riflettere. Una installazione semplice ma che mozza il fiato. Un modo per ricordare anche la nostra concittadina Adela Simona Andro uccisa per mano del suo compagno il 2 aprile 2013.

Per non dimenticare, ma soprattutto per far sì che non accada di nuovo.

Paola – Gruppo dello Zuccherificio –


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