La lega delle dichiarazioni discutibili

kyengeQuando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare alle sembianze di un orango“, queste le parole del vicepresidente al Senato Italiano, Roberto Calderoli.

Basta. È ora di dire basta. In un Paese democratico la serie di insulti a sfondo razzista che si sono riversati sul ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, é inaccettabile. L’ultima dichiarazione di Calderoli è tanto grave quanto più è grave la giustificazione che lui stesso ha utilizzato “Ho parlato in un comizio, ho fatto una battuta, magari infelice, ma da comizio, questo è stato subito chiaro a tutti i presenti.“, a dimostrazione del fatto che in Italia è normale utilizzare quel linguaggio nei comizi politici.

 

 

Quanto accaduto è solo un caso? No. Proviamo a mettere assieme tutto quanto è stato detto su Cécile Kyenge da quando è diventata ministro.

In un’intervista rilasciata a Radio 24, Borghezio ancora europarlamentare affermava: “Gli africani sono africani (…), non hanno prodotto grandi geni (…). Diciamo che io ho un pregiudizio favorevole ai mitteleuropei. Kyenge fa il medico, gli abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano (…). Questo è un governo del bonga bonga (…) la Kyenge ci vuole imporre le sue tradizioni tribali, quelle del Congo”.

E ancora Borghezio pochi giorni fa è tornato ad attaccare il ministro dell’Integrazione. “Lei del Congo. No, italiana”, ha detto in un confronto diretto al Parlamento europeo di Bruxelles. La risposta della Kyenge stavolta è stata immediata: “Sono qui come ministro dell’Integrazione della Repubblica italiana, ho un solo passaporto e una sola nazionalità, se ha domande sulla Repubblica democratica del Congo la invito a rivolgersi al ministro della Repubblica democratica del Congo”.

Ma c’è di peggio. La leghista Dolores Valandro, vice coordinatrice della commissione sanità, interventi sociali e politiche giovanili, che scrive su Facebook accompagnando un articolo preso da un sito specializzato nel raccontare “i crimini degli immigrati”: “Nessuno stupra il ministro?”

Un’altra polemica aveva riguardato a inizio giugno la leghista Paola Goisis che aveva esordito in una trasmissione radiofonica affermando: “Ci sono tanti italiani che vanno in Congo Belga ad aiutare i ‘moretti’ a fare i dottori e gli insegnanti, mi chiedo perchè il ministro Kyenge non se n’è andata pure lei, una volta laureata e diventata oculista, ad aiutare la sua gente che soffre moltissimo”.

Tutto questo inasprito dalle scritte razziste a Padova, Pistoia e Macerata. Nella notte tra il primo e il 2 maggio è apparsa sul muro esterno di un liceo scientifico di Padova la scritta: “L’Italia non è meticcia, Kyenge rimpatriata subito”. Una scritta veloce, fatta con lo spray, sul muro perimetrale di una scuola di adolescenti. Davanti alla sede del Pd a Macerata, era comparsa un’altra scritta: “Kyenge torna in Congo” accompagnata dalla firma di Forza Nuova. A Pistoia invece sempre Forza Nuova ha scritto: “Sparare al ministro Kyenge e non ai Cc” e “Ministro Kyenge fuori dai c… FN”

Kyenge ha dovuto quindi fare i conti con il razzismo che ancora serpeggia nella sottocultura italiana più di una volta. Quel razzismo quotidiano che porta agli ululati negli stadi verso i giocatori neri, quel razzismo quotidiano che permette di sfruttare i lavoratori extracomunitari nelle fabbriche e nei campi (Rosarno è solo l’apice di un fenomeno che unisce tutta l’Italia). E in questo contesto sociale difficile le parole della stampa, della comunicazione e della politica, assumono un ruolo fondamentale nello scardinare questo razzismo. Serve fare di più affinchè un domani non possa esistere un Calderoli qualsiasi che, in totale tranquillità, si permetta di utilizzare quei termini e di giustificarli.

Parafrasando Gaber, ciò che oggi mi spaventa maggiormente “non è Calderoli in sè, ma il Calderoli in me.”

Massimo – Gruppo Dello Zuccherificio –


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