Silenzio stampa – Una chiacchierata con i protagonisti

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Lorenzo, come hai iniziato a collaborare con il Gruppo dello zuccherificio e da dove nasce l’idea, o l’esigenza, dello spettacolo?

Ho conosciuto il Gruppo dello Zuccherificio quando ero al quarto anno delle superiori. Seguivo il loro lavoro sull’antimafia e ho partecipato al progetto all’interno della scuola. Nello stesso periodo ho messo su un giornale, il “Calimero”, con un mio compagno di scuola. Massimo Manzoli si è appassionato al progetto e mi ha dato una mano…gli stimoli che ho ricevuto sono stati scuola, conferenze, lezioni antimafia…tutto ha contribuito a farmi conoscere una realtà di cui non avevo mai sentito parlare. Finita la scuola, il Gruppo mi ha proposto un progetto: un gemellaggio con i ragazzi del Nuovo Teatro Rione Sanità di Napoli per uno “scambio” di spettacoli teatrali. Il bello di questa esperienza, secondo me, è che tenta di unire due grandi passioni: da un lato, la passione del Gruppo dello Zuccherificio e di chi fa antimafia per la cultura della legalità e della giusta parte, e dall’altro la mia passione e quella di altri ragazzi per il teatro.
Da questo incontro nasce lo spettacolo che stiamo preparando da 5 mesi e che debutterà a Napoli il 24 gennaio. Uno spettacolo che ha avuto il merito di inserire la legalità nel teatro…e un po’ di teatro nel lavoro contro le mafie che Gruppo dello zuccherificio porta avanti. Un percorso importante che si arricchisce del contributo dei ragazzi napoletani.

A cosa ti sei ispirato per la stesura del copione?

Io sono cresciuto a pane e “Non scuola”… Per me l’importante è sempre stato salire sul palco e manifestare in questo modo le mie emozioni, ma è la prima volta che scrivo un copione. Ho messo molto di mio nelle scene…ma tutto si basa su materiale esistente come il Dossier sulle mafie in Emilia Romagna e sugli articoli del Gruppo. Senza tutti questi elementi non sarei mai riuscito a scrivere un copione di questo tipo. I contenuti si basano sui documenti che avevo a disposizione. Io ho cercato di dare una forma, forse primitiva, a una mia passione perché non sono un regista teatrale di professione.

In una delle scene Leo, un ragazzo come tanti, recita:

LEO: Ah, ancora quella parola. Infiltrazione… non ci capirò niente di mafia ma per me questo termine è sbagliato. Lascia intendere che ci sia un qualcosa di esterno che si infiltra nel nostro territorio. E invece non è così. O meglio, forse tutto è cominciato così, ma oggi non si può parlare di infiltrati. Il vero problema non sono tanto le persone mafiose, ma la mafiosità, il sentirsi mafiosi, il l’ atteggiarsi da mafiosi, il rispetto dei mafiosi, l’ approccio dei mafiosi, la mentalità dei mafiosi. Un ragazzo di Napoli, un ragazzo di Palermo, hanno la mia stessa probabilità di trasformarsi in mafiosi. Perchè loro ti lavorano dentro, non solo fuori. Tu cosa ne…”

Cosa sanno i ragazzi della tua età di mafia in Emilia Romagna? Sanno cos’è?

É  proprio Leo (interpretato da Leonardo Maltese) a recitare la battuta e Elena Adamo, sul palco insieme a lui in questa scena, risponde alla domanda:
“Ho visto la reazione dei miei compagni quando hanno assistito allo spettacolo “La giusta parte” dei ragazzi di Napoli. Avevano sempre sentito parlare della realtà napoletana, ma mai raccontata in prima persona. Da quel momento i miei amici si sono interessati al libro da cui è tratto il loro spettacolo e poi anche al nostro. Penso che quando qualcuno ti racconta le proprie esperienze, scopri anche l’interesse per quei fatti. Nessuno si sveglia la mattina pensando di andare a cercare informazioni sulla mafia, ma se qualcuno stimola la nostra curiosità vogliamo saperne di più. “

Lorenzo: mi fa piacere che sia venuta fuori la battuta sulle infiltrazioni. Noi andremo a parlare di “mafia al Nord” ai ragazzi di Napoli. Ci siamo chiesti come avrebbero potuto reagire loro, che la mafia la conoscono da bambini. Io credo che questa sia la chiave di lettura dello spettacolo: se i ragazzi napoletani non si sentono emarginati e noi riusciamo a capire che la mafia non è qualcosa di esterno al nostro territorio, allora avremo fatto un bel lavoro.

Silenzio stampa: ci spieghi la scelta del titolo?

La scelta del titolo è stata molto sofferta. Poi abbiamo pensato al silenzio dei media, al nostro silenzio, al silenzio che a volte ci viene imposto. All’interno dello spettacolo ci sono spesso pause silenziose e il silenzio viene nominato in varie occasioni. Nel primo incontro con i ragazzi, inoltre, avevo chiesto “io penso che la mafia sia…” e Lorenzo mi ha risposto “silenzio”. Silenzio stampa ci è sembrato quindi il titolo più adatto.

Lorenzo (Soleri), quale ruolo interpreti nello spettacolo?

Io sono il narratore. Accompagno il pubblico durante lo spettacolo e conosco tutti i fatti. Il mio personaggio si è sporcato in passato con la mafia, che ha visto ciò che accade e ne è rimasto disgustato.

Cosa vi hanno lasciato i personaggi che avete interpretato?

Elena Di Giuseppe: “I personaggi che interpreto mi hanno dato la possibilità di guardare la mafia da un altro punto di vista e ho capito l’importanza di fare qualcosa, anche solo teatro. Il tema della prostituzione mi ha colpito molto. Anch’ io avevo dei pregiudizi nei confronti delle prostitute, poi ho scoperto che quelle ragazze hanno storie tormentate che nessuno di noi può immaginare. Interpreto anche Pierluigi, un barista che entra nel giro delle slot machine illegali. Il mio personaggio si inchina davanti al malavitoso Rocco e lo venera. Io non la penso come lui, anche se, nella situazione economica attuale in cui ci troviamo, non mi sento di giudicarlo.”

Francesca Bucci: “Io interpreto Roxy, una prostituta nigeriana. Il mio personaggio mi ha insegnato a non lamentarmi davanti alle situazioni difficili, ad andare avanti, a non rassegnarmi e a non piangermi addosso. Grazie allo spettacolo, guardo tutto con occhi diversi, cercando di non giudicare e di scoprire le storie di queste persone.”
Leonardo Maltese: “Io interpreto il ruolo di un ragazzo superficiale e un po’ menefreghista…e spesso mi ritrovo nel mio personaggio. Ho capito che è importante ascoltare le persone, anche se a volte sono noiose e petulanti come Elena (compagna nella scena).”

Matteo Gatta: “Io interpreto diversi personaggi che all’interno dello spettacolo hanno avuto la loro buona percentuale di tristezza e collusione con la mafia. La scena che mi ha colpito di più è stata quella sulla droga, perché di tutti i quadri che rappresentiamo all’interno dello spettacolo, alla mia età la marijuana è facilmente raggiungibile. Pensare che lo spinello è il contatto diretto, denaro vero che arriva nelle mani della mafia, è agghiacciante. Adesso, quando guardo i ragazzi come me che si drogano penso “mafia”. Nessuno di loro lo sa e fino a qualche tempo fa, nemmeno io ne ero a conoscenza. Sono rimasto spiazzato.”

 


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