Romagna Nostra: le mafie sbarcano in riviera.

IN ESCLUSIVA A RAVENNA!

Romagna Nostra

Saranno nostri ospiti il 13 febbraio alla Sala Rinascita (Via Maggiore, 71 – Ravenna) per presentare il docufilm “Romagna Nostra: le mafie sbarcano in riviera”. Stiamo parlando del Gruppo Antimafia Pio La Torre. Prima di incontrarli dal vivo abbiamo fatto quattro chiacchiere con loro (con Davide Vittori, nello specifico): chi sono, cosa fanno e cosa significa antimafia per il GAP.

Chi sono i membri del Gruppo Antimafia Pio La Torre?

Siamo degli scapestrati che tra Rimini e San Marino hanno cercato di approfondire come l’insediamento e il radicamento mafioso si siano sviluppati nella nostra regione e nella nostra provincia. La nostra storia inizia però a Corleone, nella Cooperativa Lavoro e Non Solo quando, nel 2008, abbiamo partecipato ai campi di lavoro nei terreni confiscati a Cosa Nostra. I campi sono gestiti ancora oggi dalla cooperativa.
Cosa significa per voi fare antimafia?

Giustizia, direi. Ovviamente ognuno di noi ha una concezione diversa di cosa sia fare antimafia…ma se devo trovare un denominatore comune, indicherei proprio il termine giustizia. Non mi riferisco a quella sommaria o arbitraria o (solo parzialmente) a quella dei tribunali: si tratta di giustizia e di riscatto sociale. Due valori che sono molto radicati nella nostra storia.
Dossier, iniziative sul territorio, campi di lavoro e adesso anche il video “Romagna nostra: le mafie in Emilia Romagna”. In quanti modi si può fare antimafia?

In un numero infinito di modi e in nessuno. La creatività non ha limiti. Il problema è sempre l’atteggiamento e lo spirito con cui si portano avanti le iniziative. Nel concreto alcune attività risultano più incisive rispetto ad altre. Il movimento antimafia oggi è così vasto che forse bisogna parlare di “spirito con cui si affronta il tema” e non di attività specifiche. C’è chi considera l’antimafia uno spettacolo o intende semplicemente trarre profitto da quello che fa utilizzando un marchio. Ecco, noi evitiamo questo tipo di atteggiamento.
Come nasce l’idea del documentario e quale aspetto delle mafie in Emilia Romagna avete preso in considerazione?

L’idea nasce da uno stereotipo che è in voga ultimamente nel dibattito pubblico. Negli anni Novanta e agli inizi del 2000, la tendenza era quella di negare il fenomeno del radicamento mafioso al Nord. Poi, con le operazioni di contrasto e una rinata sensibilità pubblica, anche qui abbiamo duvuto ammettere che le mafie sono presenti nel Nord Italia. Nello stesso tempo, però, è nato un altro stereotipo: quello della mafia dai colletti bianchi che viene al Nord per far affari, riciclare denaro, reinvestire i capitali sporchi in attività lecite, ma che non spara. Una mafia non violenta. Ecco, le quattro storie che trattiamo nel documentario vogliono smentire questo aspetto.

Il progetto è stato finanziato attraverso Produzioni dal basso, piattaforma di crowdfunding. Avete sentito il bisogno di rimanere indipendenti o nessuno ha avuto il coraggio di investire per realizzare la vostra idea?

Tenderei verso la seconda ipotesi. Inoltre non avevamo molto tempo a disposizione e volevamo concentrare le poche forze che avevamo sul prodotto, piuttosto che sulle pubbliche relazioni con le amministrazioni del territorio. Sbloccare i pagamenti avrebbe poi richiesto tempo e pratiche burocratiche che non volevamo affrontare. I nostri sostenitori hanno finanziato il progetto. Il documentario è stato presentato come prodotto finito alla Provincia di Rimini, la quale attraverso un progetto europeo è riuscita a darlo alle stampe. In questo modo abbiamo avuto la possibilità di distribuire le copie del film, che si può acquistare con offerta libera. Per noi vale il discorso fatto in precedenza: vogliamo che venga riconosciuto il nostro lavoro. Non ci interessa il guadagno

Il Riviera Mafie Tour è in giro da qualche settimana. Siete soddisfatti delle reazioni del pubblico? E soprattutto…perché fate il tour in autobus?

Il tour ha avuto un successo inaspettato; non ci aspettavamo tanto clamore mediatico (a cui, ça va sans dire, sono seguite anche le prime insinuazioni sui nostri presunti guadagni) e tanti riscontri positivi. Credo sia piaciuto anche a chi ha partecipato. Il tour parte dalla parte Nord di Rimini e attraversa tutta la provincia: guidiamo i partecipanti attraverso i luoghi di mafia che hanno contraddistinto la storia criminale della nostra zona. Senza un autobus con microfono (funzionante) e una capienza discreta avremmo dovuto limitare il tour a poche fermate concentrate. In questo modo anzichè annunciare “alla vostra destra potete ammirare il Tempio Malatestiano” possiamo spiegare che “alla vostra destra, in pieno centro storico, c’era una bisca clandestina, dove la ‘ndragheta aveva un vero e proprio business”.


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