Non diamoci pace. In uscita il 14 febbraio.

Intervista doppia ai due autori Alessandro Gallo e Giulia Di Girolamo

non diamoci pace“Non diamoci pace. Diario di un viaggio (il)legale”  (Caracò editore) arriva in libreria il 14 febbraio. Un viaggio attraverso le 11 organizzazioni mafiose presenti in Emilia Romagna: dalla prostituzione al gioco d’azzardo, passando per le testimonianze del GAP di Rimini, Giovanni Tizian e del Gruppo dello Zuccherificio (si, anche noi!). In attesa di presentare il libro a Ravenna, abbiamo fatto una chiacchierata con Alessandro Gallo e Giulia Di Girolamo, i due autori. Un’intervista doppia che ripercorre e intreccia le loro storie e quelle narrate nel libro.

Alessandro Gallo…

Non diamoci pace si apre con una citazione di Nicola Gratteri sull’antimafia. Polemica o presa di posizione?
L’antimafia oggi si è ridotta in un circo autoreferenziale.
Si credono tutti professionisti ma fanno fatica a capire che la professione non si valuta su quanti finanziamenti si ricevono per fare attività al contrasto alle mafie ma da quanto coraggio e da quanta determinazione si ha nel voler investire del tempo in un percorso che deve mirare a far si che la cultura alla legalità venga intesa come “un’azione quotidiana” alla quale sono tutti chiamati ad investire come meglio possono.
Noi lo facciamo con la scrittura e il teatro.

Mi spieghi il titolo?
Siamo ossessionati nel voler raccontare ciò che gli altri fanno finta di non vedere.
Non ci daremo pace fino a quando non vedremo le piazze affollate di giovani che chiedono di voler conoscere, capire, attaccare i fenomeni mafiosi anche qui, su al nord.

Il libro sembra essere un viaggio nel tuo percorso “antimafia”. È un punto di inizio, un punto di arrivo, un bilancio…oppure?
Il punto di inizio verso una nuova scrittura dove l’inchiesta si affida al racconto non-fiction per trasformare il dato, la cifra, la testimonianza in un prodotto letterario fruibile a tutti.
Il punto di arrivo dopo un viaggio di nove mesi assieme a Giulia, compagna di viaggio insostituibile.
Un bilancio di ciò che ho vissuto in questi anni su tutto il territorio emiliano-romagnolo: strette di mano. Abbracci. Pianti. Minacce. Paura. Voglia di non mollare mai.

I tuoi precedenti libri raccontano “storie tue”, sono quasi tutti autobiografici. In questo libro si sente molto forte uno stacco con gli altri, si sente che stai raccontando le “storie di altri”. Come è stato raccogliere le esperienze di antimafia già esistenti, farle tue provando ad amalgamarle?
Pasolini diceva che “l’io è sempre più importante degli altri ma sono gli altri che fanno la storia”. Questa frase mi accompagna da sempre, da quando ho deciso di voler buttarmi a capo fitto nella scrittura. Senza l’altro l’io non ha ragione di esistere.

Immagino che ogni persona incontrata abbia lasciato un segno indelebile dentro di te. Ce n’è uno che senti più vicino degli altri?
Nicoletta, figlia di Nino Polifroni vittima innocente.
Il suo sorriso è stato per me carburante per percorrere questo viaggio con il giusto coraggio.

Dalle parole di alcuni personaggi (penso a Nicoletta o a Cai – yan) emerge la necessità – a volte quasi incalzante – di “raccontare” e di affidarti il proprio vissuto per fare in modo che la loro esperienza non si perda. Oggi sappiamo ricordare o facciamo solo un esercizio di stile?
Gli esercizi di stile lasciamoli a chi crede che esercitare la memoria sia un’esclusiva per pochi.
Noi pensiamo a non smettere mai di raccontare, dentro e fuori le scuole, nelle piazze e in casa a tavola assieme a un tuo genitore, a un amico, a un vicino di casa.

…Giulia Di Girolamo

Giulia hai iniziato la tua attività a Bologna conNoName. Ci racconti dall’inizio il tuo percorso “antimafia”?
Il mio percorso antimafia inizia per caso! Io vengo da una regione tranquilla, fino a qualche anno fa estranea alle organizzazioni criminali, le Marche. Sono arrivata a Bologna per studiare ed ho incrociato l’impegno di tanti ragazzi come me che con dedizione e un alto senso della civiltà avevano fondato una associazione antimafia, appunto la Rete NoName. Ho partecipato ad una loro conferenza come spettatrice e da quel momento non sono più uscita dal gruppo! Il nostro era ed è ancora oggi un gruppo molto variegato: ragazzi del nord e del sud che si uniscono per fronteggiare lo stesso problema, per estirpare lo stesso cancro, ovvero le mafie. La nostra è un’attività di studio, di ricerca, di informazione e formazione a nostra volta, cerchiamo nel nostro piccolo di far capire ad una regione che per nascita non ci appartiene, ma è la nostra regione di adozione, che non bisogna mai abbassare il livello di attenzione nei confronti del fenomeno mafioso. Così come le organizzazioni criminali si adoperano per fare grandi affari in una regione ormai abbondantemente strozzata dal malaffare, anche noi dobbiamo tenere occhi e orecchie aperte per non permettere loro di continuare a proliferare.
Poi due anni fa ho avuto il piacere di conoscere Alessandro Gallo e tutta la squadra Caracò che mi ha permesso di fare l’attività che per me è la più importante: la formazione ai ragazzi. Lavorare con le nuove generazioni che tutti credono immature e menefreghiste, ma che in realtà hanno dentro una grande curiosità e voglia di capire, di conoscere, approfondire e impegnarsi.

In una delle pagine del libro si legge una tua affermazione “Basta! Non ci si può limitare a dire che l’Emilia Romagna è una lavanderia dove le mafie “puliscono” il denaro sporco”.
Cosa rappresenta per i mafiosi questa regione?
Questa regione secondo quanto ho letto fin ora dai documenti di cui mi sono servita non solo per il libro ma anche per tutte le altre attività di studio, rappresenta un approdo importante per le organizzazioni criminali. Basta pensare, molto banalmente, alle innumerevoli attività che le mafie riescono a mettere in piedi in questa regione: traffico di droga, di armi che ha interessato il porto di Ravenna, il boom della nascita di sale slot che negli ultimi anni hanno invaso le nostre città e quindi il business del gioco d’azzardo, le infiltrazioni criminali negli appalti di cui abbiamo trattato nel Dossier sulle mafie in Emilia Romagna. Cosa rappresenta questa regione? Una miniera d’oro, un grande investimento, tanti soldi. E non dimentichiamo che accanto alle mafie nostrane vanno aggiunte quelle straniere che si insediate qui. E così il quadro è completo (e preoccupante).

I leit motiv del libro sembrano essere due: raccontare e ricordare. Raccontare a chi? Raccontare come? Come si può ricordare senza finire nella retorica?
Raccontare a tutti coloro che vogliono sapere cosa realmente accade sul nostro territorio, senza trucchi e senza paura. Senza continuare a nascondersi, evitare il problema, fingere che non ci sia. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di rendere leggibili e accessibili a tutti le informazioni che riguardano la criminalità organizzata, i documenti ufficiali che molto spesso sono di difficile comprensione a chi non ha una formazione tecnica, come ad esempio le ordinanze di custodia cautelare, molto difficili da decifrare, talvolta anche per noi che non siamo giuristi! Lo strumento della narrazione, la forma del romanzo ci ha permesso di rendere leggibile tutto questo, di tradurre in maniera chiara ma assolutamente veritiera tutti gli aspetti che riguardano le organizzazioni criminali, i loro giri di affari, il loro modus operandi. L’abbiamo scritto a quattro mani proprio per raggiungere questo obiettivo: io ho fatto una iniziale ricerca dei dati sui temi che volevamo trattare e Alessandro li ha tradotti in un linguaggio accessibile a tutti. Lo scopo non era di creare un prodotto di nicchia, leggibile solo da esperti o studiosi, ma in primo luogo dai nostri studenti che incontriamo nelle numerose scuole in cui ci troviamo a fare i laboratori in cui cerchiamo di spiegare loro, partendo da una base storica, cosa sono le mafie, come agiscono e come hanno fatto ad arrivare fin qui, creando uno strumento che potesse avvicinarli e sensibilizzarli sul tema.
Nel nostro libro abbiamo raccolto storie di persone che ogni giorno si dedicano ad una intensa attività di contrasto alle mafie, persone e giovani che non si arrendono, che hanno voglia di riscatto e di giustizia: abbiamo semplicemente voluto ricordare a tutti coloro che leggeranno il nostro libro che queste persone esistono, anche se non operano sotto i riflettori e che non hanno la necessità di mettersi in mostra, che lottano, che compiono azioni concrete, senza appunto scadere nella retorica dei ricordi che, molto spesso, non sono supportati ad un’azione reale di contrasto, e si impegnano per una società che torni ad essere civile.

Quale delle storie di cui si parla nel libro ti ha colpita di più e quale personaggio senti più vicino?
Non ho una storia preferita! Sono tutte testimonianze molto forti e intense. Ognuna di queste storie suscita emozioni, reazioni, riflessioni diverse. E’ un libro a 360 gradi, che incuriosisce, spinge a saperne ancora di più sulle mafie secondo me. Intervistare i protagonisti del libro è stata un’esperienza molto forte per me perché le storie che abbiamo avuto la fortuna di ascoltare e poi di raccontare sono tutte vere, le persone che ce le hanno raccontate sono Vere, persone che hanno deciso insieme a noi di mettersi in gioco e in cammino in questo lungo ed intenso viaggio dall’Emilia alla Romagna. Sono persone che, come noi, di fronte ad un fenomeno come la criminalità organizzata, non si danno pace.


One thought on “Non diamoci pace. In uscita il 14 febbraio.

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