Good news!

 

cacao“Sicuramente fa più rumore un albero che cade, ma ogni tanto sarebbe bene prestare ascolto anche alla foresta che cresce”. Nella maggior parte dei casi, l’informazione più fruibile si arresta alla denuncia. Aprite casualmente una pagina di un quotidiano per credere. Quante notizie positive avete trovato? Pochissime. E da qui la riflessione: come far ripartire un Paese quando si dà attenzione solo ai fallimenti, quando si fa intendere che tutto va così male che ormai non c’è più nulla da fare? Quindi sì alla denuncia, ma sì anche all’annuncio, al racconto degli esempi positivi. Perché, per utilizzare una provocazione di Michele Dotti, “è grazie ai successi che cambia il mondo”.

Questo è l’approccio dell’informazione “good news”. Le buone notizie creano entusiasmo, creano spirito di emulazione, una contaminazione positiva di idee e di modelli innovativi. Parlando di buone notizie si finisce inesorabilmente a parlare di creatività, e potrà può sembrare strano, ma anche di umorismo,un elemento fondamentale all’interno del ruolo creativo-educativo che l’informazione dovrebbe avere. L’umorismo, il gioco e la capacità di far divertire le persone, riportano all’indole del bambino,che è disposto a cambiare schemi e prospettive proprio perché capace di giocare. Insomma, un tasto su cui premere per incentivare al cambiamento, come insegna la “Fun Theory”.
“Il cacao delle buone notizie”, ideato da Jacopo Fo, è uno dei primi esemplari di canale informativo di buone notizie. Sabato 21, alle 18 in Piazza Marsala, racconterà questa esperienza proprio il redattore del blog, Simone Canova. Immancabile sarà la presenza di Michele Dotti, autore di “Sbagliando non si impara” e di “Non è vero che tutto va peggio” (EMI), scrittore, educatore, operatore di pace, a cui si devono un raro entusiasmo e prospettive sempre nuove di fronte ai problemi.
Alla teoria seguirà la pratica. Si potranno ascoltare esempi viventi di realtà innovative, come il consorzio Wunderkammer, con il suo progetto Banco. Un gruppo di giovani che insieme ad un network di associazioni ha immaginato e creato il primo centro culturale di Ferrara. Un centro che è catalizzatore sociale, culturale, ma anche lavorativo, un luogo dove si incontrano reti, sinergie ed idee. Dimostrando ai giovani che con creatività e prospettiva, le occasioni si possono anche creare.


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