Vincitori del premio “Gruppo Dello Zuccherificio” e Motivazioni

Michela ManciniNella giornata di domenica 22 giugno all’interno del “Grido Della Farfalla” è avvenuta la premiazione dei vincitori del premio “Gruppo dello Zuccherificio” per il giornalismo di inchiesta.

La premiazione si è aperta con il riconoscimento a Elena Michieletti, giovanissima studente del liceo classico D.Alighieri di Ravenna che ha vinto il premio dedicato alle scuole superiori realizzando un racconto breve sul tema delle infiltrazioni nel gioco d’azzardo basato su notizie e fatti reali del nostro territorio. Cliccando qui potete scaricare gratuitamente il suo racconto breve.

La giuria, presente alla premiazione, ha reso pubbliche le motivazioni che hanno portato alla scelta deu giornalisti vincitori.

PREMIO GIOVANI

Primo Posto: Ester Castano

Ester Castano è la “voce del tempo”, il suo giornalismo, aldilà della pienezza della scrittura, della qualità del lavoro d’inchiesta, della precisione delle fonti e del racconto, ha il dono di entrare immediatamente in simbiosi col lettore. Racconta la Castano e mentre lo fa chi legge vede il susseguirsi delle vicende, degli intrecci e le brutture che girano intorno all’appalto dell’Expo. Un crescendo che suscita man mano emozioni che esplodono in sentimenti, quali l’indignazione, ormai quasi sconosciuti in questo paese. Per fare tutto questo Ester Castano cambia anche modo di scrittura, da quella scanzonata e ironica con la quale aveva inchiodato il sindaco di Sedriano Celeste, a questa meno evocativa ma più diretta. Capacità non comune. Ed il messaggio arriva al lettore come un pugno nello stomaco.

Secondo Posto: Michela Mancini

Il lavoro rappresenta la prima inchiesta in Italia che analizza un tema centrale nella lotta alla ‘ndrangheta: il futuro dei giovani nati e cresciuti in famiglie di mafia. Michela Mancini affronta questo argomento con grande sensibilità, professionalità e attenzione. Lo fa, attraverso una anteprima nazionale, che mette in luce il silenzioso percorso avviato in alcuni tribunali della Calabria con i giovani calabresi provenienti da famiglie legate alle ‘ndrine. Si tratta di percorsi attraverso cui si prova a dare a questi ragazzi la possibilità di scegliere una vita diversa, lontana dalla ‘ndrangheta, grazie alla collaborazione attiva fra autorità giudiziarie, servizi sociali e associazioni.

PREMIO NAZIONALE

Primo Premio: Emmanuele Lentini e Maurizio Torrealta

Si è letto tanto sulla trattativa Stato/mafia negli ultimi 20 anni. Parole che spesso avevano lo scopo di mettere in atto un astuta opera di depistaggio. Torrealta e Lentini invece partono da dove un inchiesta dovrebbe partire: dall’inizio. Dalle vicende legate ad uno degli uomini chiave della nascente “trattativa” e dal modo come, ventiquattro ore dopo che le deflagrazioni mafiose avevano sconvolto Roma e Milano, Antonino Gioè viene trovato morto ufficialmente suicida nella sua cella di Rebibbia nella capitale. La ricostruzione dei fatti nell’inchiesta è meticolosa e attenta. La qualità della scrittura ottima e ritmata come una sceneggiatura cinematografica. Parole e immagini che con fluidità regalano ad ogni riga a chi legge un pezzo di dubbio, che frammento dopo frammento incastrano un puzzle dove la verità che viene e galla è solo l’inizio di una storia, quella di una trattativa che deve ancora essere raccontata.

Secondo Premio: Enrico Casale

Il lavoro ha avuto l’attenzione della giuria per l’originalità del tema trattato, la curiosità dimostrata nella gestione dell’inchiesta e la chiarezza con cui dati, testimonianze e analisi vengono esposti al lettore. “Regime Fiscale” entra nel cuore di un problema tollerato dalle autorità italiane e di cui poco o niente si conosce. Il governo eritreo, come documenta Casale, impone arbitrariamente agli emigrati nel nostro e in altri Paesi un tributo del 2% sui redditi. A chi non paga non vengono rinnovati i documenti, viene impedito di compiere atti giuridici in patria ed è proibito inviare aiuti alla famiglia. Una situazione che nasconde interessi poco chiari, tollerata dalle autorità dei diversi Paesi.

MENZIONE SPECIALE

La giuria del premio per il giornalismo d’inchiesta “Gruppo dello Zuccherificio” ha deciso di conferire a Giuseppe Pipitone una menzione speciale per l’inchiesta ” Viaggio tra gli immigrati del Cara di Mineo”.
Il viaggio per un giornalista non è una questione di movimento. E’ riuscire tramite le parole ad accompagnare il lettore attraverso i fatti narrati. Pipitone in questa inchiesta veste i panni migliori del giornalista d’inchiesta: eretico, senza certezze, alla ricerca di risposte. Entra all’inferno, utilizza i mezzi che ha a disposizione da “abusivo”, quindi quando la penna è off limits un telefonino prende il suo posto. Racconta Pipitone del centro di Mineo, della disperazione dei migranti, dell’apatia di vivere senza alcun punto di riferimento, della miseria e di uno Stato che preferisce creare un ulteriore “periferia” per sgravarsi la coscienza. Lo fa lasciando al lettore tra scritture e immagine il compito della valutazione. Ed il risultato è un lavoro giornalistico che descrive senza ipocrisie un inferno dantesco da cui alla fine non si riesce a “veder le stelle”

PREMIO “HONORIS CAUSA”

Come é tradizione, la giuria del premio per il giornalsimo d’inchiesta “Gruppo dello Zuccherificio” assegna un premio honoris causa ai giornalisti che abbiano illuminato con la loro attività battaglie poco raccontate dai mass media e assenti nell’agenda politica del Paese. Quest’anno il premio va ex aequo ad Alessandro Marescotti e Amalia De Simone.

Alessandro Marescotti, attualmente presidente di Peace Link, ha dedicato una intera vita ai temi della cittadinanza attiva e dell’ambiente. In particolare dal 2005 è in prima linea nella dura e centrale battaglia per la salute e il lavoro a Taranto, raccontando il “caso ilva”: dagli anni del silenzio dei mass media sino ad oggi. Lo ha fatto evitando semplificazioni e strumentalizzazioni, resistendo all’isolamento, difendendo l’indipendenza di questa battaglia e la salute dei cittadini.

Nella vicina Campania, Amalia De Simone, giornalista e direttrice di ” RadioSiani” da anni denuncia il sistema criminale campano e le sue connivenze. Attraverso numerose inchieste ha dato spazio all’analisi della situazione ambientale nella cosiddetta “Terra dei fuochi”, prima che il caso diventasse noto al grande pubblico. La De Simone l’ha fatto da professionista provando a raccontare la sua terra attraverso un lavoro, quello giornalistico, che versa in una situazione di particolare difficoltà, stretto fra il precariato che limita la libertà di stampa, gli attacchi della politica e gli interessi dei grandi editori locali e nazionali. Con questo premio si intende, inoltre, premiare i tanti colleghi che con la De Simone, in condizioni di precariato e senza tutele, non hanno mai smesso di fare il proprio lavoro, continuando a denunciare il biocidio in corso in Campania.


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