Peacelink – piattaforma di cittadinanza attiva

Alessandro Marescotti

Abbiamo intervistato Alessandro Marescotti, fondatore di Peacelink.

1. Che cos’è Peacelink e perchè nel 1991 si è sentita l’esigenza di fondare una rete di informazione?

PeaceLink è una rete telematica pacifista nata nel 1991 subito dopo la Guerra del Golfo. Una guerra veloce di poche settimane che ci ha spiazzato. Capimmo che dovevamo dotarci di mezzi di comunicazione rapidi e di rete. A metà degli anni Ottanta negli Usa era nata PeaceNet. E allora sorse anche in Italia un dibattito nell’area pacifista su come fare informazione in rete. Qualcuno abbozzò l’idea di creare un “database” pacifista. Ma come farlo? Andammo in vacanza nel 1991 con tanti buoni propositi. Io mi portai in un’isola greca la documentazione in inglese e un dizionario per tradurre delle dispense che mi avevano mandato dagli Stati Uniti (PeaceNet) e dall’Inghilterra (GreenNet). Studiai cosa era un BBS, ossia una bacheca telematica. A settembre cominciarono le prime prove pratiche, e a ottobre il primo collegamento denominato “PeaceLink” era già partito.

2. Cosa è cambiato tra il 1991 e il 2014 in Peacelink? Sono cambiati gli obbiettivi in questi anni?

E’ cambiato tutto dal 1991 al 2014. Quando cominciammo nessuno pensava – tranne noi che eravamo degli entusiasti “missionari telematici” – che prima o poi avremmo usato quasi tutti il computer e che avremmo imparato a scambiarci email. Fummo visti come dei folli spiantati, che non avevano il senso della realtà. Oggi invece il problema è che abbiamo troppe email, e ogni mattina ci si sveglia con la preoccupazione di non poterle leggere tutte, di perderne qualcuna veramente importante.
Gli obiettivi pacifisti in PeaceLink si sono oggi arricchiti con una forte attenzione alla cittadinanza attiva e alle lotte ambientali, tutte questioni che richiedono comunque un approccio partecipativo e nonviolento per vincere. Ciò che non è cambiato in questi anni è stato l’obiettivo costante – anch’esso al limite dell’utopia – di formare dei “redattori sociali” fra i cittadini, capaci di comunicare notizie, e soprattutto di trovarle, di fare cioè “giornalismo di inchiesta”.

3. Attualmente quante realtà fanno parte di Peacelink?

Ci sono in Italia almeno una ventina di gruppi e nodi locali collegati stabilmente a PeaceLink, gruppi totalmente basati sul volontariato. La struttura è variegata e in continua evoluzione: c’è un gruppo fisso di redattori, quelli più affezionati e continuativi, e poi ci sono ragazzi che si avvicinano per fare un’esperienza. C’è un gruppo di traduttori e ci sono gli esperti che ci aiutano a capire gli aspetti più tecnici aiutandoci a unire cittadinanza attiva e competenza scientifica ottenendo quella che si può chiamare “cittadinanza scientifica”.

4. Cosa è cambiato con l’avvento di internet (inteso come strumento di massa) prima e dei social media poi?

All’inizio tramite i BBS (i nodi della rete che venivano costruiti artigianalmente prima dell’avvento di Internet) ci si conosceva un po’ tutti ed eravamo un social network di fatto perché collaboravamo alla costruzione tecnica della rete. Io ero il meno esperto tecnicamente, ero “il filosofo”. Ogni gruppo faceva capo ad un BBS (Bulletin Board System), si condividevano le spese. Ci si incontrava per progettare assieme la rete, soprattutto nei suoi aspetti tecnici. Stiamo parlando dell’inizio degli anni Novanta quando i giornali non avevano neppure l’email ma solo il fax. Prima di Internet la telematica era un cantiere di pionieri smanettori. Poi con l’avvento di Internet si è utilizzato uno strumento tecnico potentissimo creato dall’alto. E ognuno ha vissuto per conto suo perché non c’era bisogno di collaborare assieme per creare la rete, bastava pagare la connessione Internet. La diffusione di Internet è stata perciò un’era di individualismo e di autosufficienza, in cui la socialità è nata solo sulla base della condivisione di aspetti redazionali e ideali. Con i social network è rinata la socialità dei primi anni Novanta. Facebook ha aiutato le persone a conoscersi, mentre prima con Internet erano atomizzate, assurdamente prive di relazioni, in quanto autosufficienti tecnicamente. Molte persone hanno conosciuto le nostre iniziative in questa nuova fase dei social network, tramite Facebook.

5. quali sono vantaggi e difetti dell’informazione attraverso internet?

Vantaggi: diventare editore, giornalista, regista, ma anche associazione, giornale, TV, radio. Il tutto online. Una facilità incredibile, con il solo limite della competenza culturale e tecnica. Il vantaggio di Internet è che valorizza il capitale umano, la libera espressione del talento. Il difetto è che amplifica tutti i difetti sociali. Dalla diffusione delle bufale e delle stupidaggini. Quindi l’ottimismo di chi – come me – ha visto nella rete uno strumento di miglioramento sociale è stato smentito da questo effetto di banalizzazione e di amplificazione della mediocrità che prende forza quando fa rete, soprattutto sui social network.

6. nell’ultima classifica sulla libertà di stampa di “Reporters Sans Frontieres” l’Italia risale dal 57 al 49 posto, ma resta un Paese con libertà parziali. Quali soluzioni per attuare completamente il nostro art.21 della Costituzione?

La scuola dovrebbe farsi carico di un miglioramento del capitale umano non in astratto ma in concreto. La scuola dovrebbe formare dei cittadini-giornalisti. A scuola bisognerebbe usare ad esempio una certa quantità di ore di Italiano per insegnare a fare giornalismo dal basso. Occorre formare competenze in campo giornalistico fra i giovani perché imparino a capire i fenomeni di manipolazione di massa indotti dai mass media. A scuola bisognerebbe insegnare il “fact checking”, ossia la verifica della notizia. Come si crea una notizia manipolata? Come la si smonta? Spesso i miei studenti mi chiedono – assolutamente disorientati – come si fa a capire se una notizia è vera o è falsa. In questi anni sto dedicando tempo proprio a tali argomenti a scuola. Perché dalla mancata verifica di un’informazione falsa sono nate anche le guerre nella storia. E ancora oggi la gente giudica non sulla base di una verifica personale oggettiva (cosa che costa molto tempo e che richiede competenze) ma sulla base della fiducia: questa cosa la dice Tizio, ho fiducia il lui e dunque è vera. Poiché Tizio lo seleziona il potere e ha accesso alla TV (mentre Caio che è bravo e scomodo non lo vede nessuno) ecco che i meccanismi di fiducia vengono orientati dall’alto e la gente è manipolata. Tutto questo significa condizionamento e noi siamo una nazione con meccanismi di manipolazione notevoli.

Direi che l’articolo 21 della Costituzione non è attuato da molti – nonostante abbiano accesso ad uno strumento potentissimo come Internet – proprio perché c’è questa delega verso l’alto. Non ci si sente cittadini partecipi della comunicazione ma fruitori di una informazione in cui gioca moltissimo l’elemento della fiducia (e quindi della potenziale manipolazione) e non quello della verità. Non è un caso che oggi di un leader politico si dica: ho fiducia di lui, mi piace, mi ispira. Lo si giudica da come cammina, si veste, sorride, incontra le gente per strada, dà la pacca sulla spalla agli altri. Gli si dà qualche anno di tempo e di delega in bianco. Poi magari lo si cambia, ma sempre concedendogli una delega sulla base della fiducia, non della verifica costante. Credo ne usciremo solo formando a scuola una nuova cultura del controllo dal basso. Una scuola di cittadinanza attiva.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...