Il Gdz racconta la propria esperienza tra i banchi di scuola.

“Nessuno resta indifferente”

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Da qualche anno i corsi di legalità e antimafia con i ragazzi ci permettono di entrare negli istituti superiori della città e di conoscere sempre nuovi studenti.

Vista la drammatica attualità del fenomeno del gioco d’azzardo, questo argomento ha inevitabilmente occupato uno spazio sempre più rilevante nelle nostre lezioni. Vedere le espressioni che si disegnano sui volti dei ragazzi quando affrontiamo il tema, è un momento che riserva sempre grandi sorprese.
Di solito cominciamo con una domanda: “secondo voi, un emiliano romagnolo quanto spende in media ogni anno nel gioco d’ azzardo?”
Le reazioni, per quanto svariate, possono essere divise in tre categorie: c’è lo svogliato, che lancia uno sguardo annoiato al cielo nel tentativo di evidenziare il suo menefreghismo, esprimendo nello stesso tempo una celata voglia di conoscere il dato. C’è il saccente, che comincia a lanciare percentuali improbabili, basate su algoritmi di misteriosa provenienza. E poi c’è il silenzioso, quello che ti punta addosso uno sguardo carico di curiosità, facendo trasparire un sentito ringraziamento per essere lì con lui a parlare di un fenomeno poco conosciuto, che in televisione viene affrontato solo negli spot imbarazzanti di qualche pubblicità (degna di nota la reazione della classe quando assiste attonita allo spot “ Lasciatemi sognare” del Superenalotto: uno scoppio di risa che subito lascia il posto alla frustrazione per la pericolosità del messaggio che viene trasmesso; video da cercare su youtube e conservare a imperitura memoria per le generazioni future) ma che tutti percepiscono come una minaccia da approfondire.
Dopo qualche minuto di tentativi e confronti, finalmente riusciamo a comunicare il dato: ogni emiliano romagnolo spende in media 1800 euro all anno per il gioco d’ azzardo (Fonte SOS impresa).
Arrivati a questo punto, lasciamo ai ragazzi qualche minuto per assorbire la drammaticità di queste quattro cifre. E le smorfie che si dipingono sulle loro facce sono indescrivibili. Indignazione, rabbia, stupore, scherno. Reazioni diverse, come diverse sono le personalità che compongono quel piccolo microcosmo chiamato classe; ma mai nessuno rimane asettico e impassibile di fronte a questo numero.
Da questo momento tutto è in discesa. La costante paura di non riuscire ad entrare in sintonia con loro si sgretola velocemente. E cominciano a condividere con noi ogni episodio riconducibile al gioco d’azzardo: a partire dall’anziano che qualche ora prima hanno incontrato al bar, seduto a un bancone, davanti a una sfilza di gratta e vinci, fino a quella volta in cui un sabato sera hanno provato l’ ebbrezza di una slot con un amico. Ricordo ancora lo sguardo colpevole con cui un ragazzo si è avvicinato a me a fine lezione e mi ha chiesto: “ io ho giocato alla tombola della festa dell’ unità, e ho pure vinto. Sono un giocatore d’ azzardo?” “ No” gli ho risposto “ ma non farlo mai più!”. E siamo scoppiati a ridere.

Lorenzo Carpinelli
Gruppo dello Zuccherificio

Articolo pubblicato sul numero di Ravenna&Dintorni del 5 febbraio 2015


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