“Sogno e son desto”, lo spettacolo teatrale di Michele Dotti a Ravenna!

Dopo quattro anni di attività nelle scuole e qualche migliaio di studenti incontrati, una cosa possiamo dirla: i giovani sono una risorsa inestimabile. Sono sensibili, ricettivi, hanno energia da vendere e soprattutto, come noi, hanno voglia di cambiare il mondo. Non lo dimostrano? Secondo il Gruppo dello Zuccherificio è solo una questione di stimoli.

Gli studenti sono in grado di attivarsi e ce lo hanno dimostrato anche in questa occasione. Grazie all’incontro con i rappresentanti d’istituto delle scuole superiori di Ravenna Michele Dotti, amico storico del Gruppo, porterà in scena lo spettacolo “Sogno e son desto”. Un monologo serio e allo stesso tempo ironico che affronta temi come l’ecosostenibilità, la creatività, l’intercultura, la pace, la giustizia e i diritti umani.

Il 4 e il 9 marzo, al Palazzo dei Congressi di Ravenna in Largo Firenze, si terranno tre repliche dello spettacolo di Michele, per un totale di quasi mille studenti. Parteciperanno il Liceo Classico Dante Alighieri, l’Istituto Agrario Perdisa e il Liceo Scientifico Oriani.

Ringraziamo tutti i partecipanti e vi proponiamo un’intervista Michele Dotti nella quale il protagonista di domani ci racconta lo spettacolo e i progetti che sta portando avanti.

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“Sogno e son desto”: quali argomenti tratti nello spettacolo e come nasce l’idea di portarli sul palco?
I temi che affronto – attraverso parole, immagini, musiche, video e giochi – sono quelli della pace, dell’intercultura, della giustizia, della fraternità, del rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, cercando di farlo in modo leggero e ironico, ma non per questo meno profondo. L’incontro è un po’ come viaggio immaginario nel tempo e nello spazio alla scoperta dei valori universali della pace, della fraternità e della nostra eredità culturale, il modo migliore – a mio avviso – per scoprire il valore della diversità. E’ una soddisfazione indescrivibile vedere gli occhi dei ragazzi illuminarsi quando si rendono conto che la vita può essere una meraviglia, che ci sono valori per cui vale la pena di vivere e di impegnarsi!!!

Tutela dell’ambiente, pace, diritti umani. Come possiamo insegnare questi valori ai più giovani?
Il segreto secondo me sta nel saperli tradurre in modo divertente e coinvolgente perché solo se sapremo risvegliare il bambino che dorme dentro di noi, attraverso la meraviglia, lo stupore e la gioia, potremo disporci al cambiamento e aprirci ad un ascolto attivo e partecipe.
C’è tutta la “Fun Theory”, ad esempio, che mostra l’efficacia di questa strategia, non solo su un piano teorico ma anche attraverso numerose esperienze concrete!

Ti definisci un “sognatore instancabile”: sei contagioso?
Speriamo di sì! C’è molto bisogno a mio avviso, in questo momento storico, di riscoprire il valore dei sogni e coltivare la speranza e la volontà di impegnarsi per realizzarli, valorizzando le diversità e unendo le forze, un po’ come dice il bel proverbio africano: “Quando le formiche uniscono le loro bocche possono sollevare un elefante.”

Ogni giorno giri l’Italia con diversi progetti: ce n’è uno a cui sei particolarmente legato?
E’ difficile scegliere, penso ai progetti sull’ intercultura a Cervia e a Ravenna, a quello sull’ Energia a Cesena, al bel progetto sulla Legalità a Cervia o all’ esperienza bellissima del Consiglio Comunale dei Bambini e delle Bambine che porto avanti da anni.
Ecco forse quest’ultimo è un progetto a cui sono particolarmente legato.
Il progetto è nato otto anni fa, io sono stato chiamato a facilitarlo da sei anni, quando ha iniziato a strutturarsi in modo più continuativo. Oggi il Consiglio si incontra quasi una volta al mese. Si tratta di un’esperienza che è andata crescendo nel corso del tempo, anche qualitativamente, e che mi sta lasciando moltissimo su un piano umano oltre che professionale. È una vera palestra di educazione civica per i bambini ma anche per me. Ogni volta, infatti, mi sorprende la capacità di questi “piccoli consiglieri” di discutere civilmente e ordinatamente fra loro, individuando dei temi, approfondendoli con pazienza, ordinandoli per priorità e traducendoli poi in proposte semplici ma concrete, sempre con spirito costruttivo!

Da anni ti “preoccupi” di raccontare quello che di buono accade nel mondo. Solo ottimismo o consapevolezza che i cambiamenti sono possibili?
Non direi proprio che è solo ottimismo. Basta guardare ai dati, anziché lasciarsi distrarre dalla tv, per accorgersi che in qualunque ambito l’impegno sta producendo frutti!
L’importante allora è dare voce alle buone pratiche, alle esperienze virtuose, affinché queste possano diffondersi sempre più rapidamente.
Come ho scritto nella quarta di copertina del mio libro “Non è vero che tutto va peggio”, scritto insieme all’amico Jacopo Fo: “Fa più rumore un albero che cade… ma noi abbiamo scelto di raccontarvi la foresta che cresce!”
E a distanza di alcuni anni l’analisi degli stessi fenomeni conferma i trend che noi avevamo riscontrato, in assoluta controtendenza rispetto al sentire comune che immagina un mondo alla deriva, in cui tutto sta peggiorando.

Come possiamo promuovere questo cambiamento?
Io penso che solo due cose possano davvero cambiare la storia: la consapevolezza e l’empatia. E quando dico storia non intendo solo quella collettiva, ma anche quella di vita di ogni singolo ragazzo. Su questi due livelli dobbiamo dunque lavorare, promuovendo partecipazione attiva e responsabile. Se possibile anche in modo ludico e creativo!


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