Caso Femia, interrogazione al ministro Alfano

Starvegas a Enada

La questione sollevata in un recente articolo, riguardante le nuove aziende di gioco vicine alla famiglia Femia, arriva in Parlamento.

Il deputato di SeL Giovanni Paglia chiede al ministro dell’interno Angelino Alfano in un’interrogazione:

“E’ normale che la famiglia Femia possa continuare ad operare nel settore del gioco d’azzardo, nonostante l’interdittiva antimafia e il rinvio a giudizio del capostipite Nicola e dei figli Guendalina e Francesco Rocco Maria?
È sufficiente intestare una società alla compagna del figlio di Nicola Femia, non coinvolta nelle indagini, per andare avanti, nonostante le accuse di illeciti, evasione fiscale e associazione mafiosa e le pesanti minacce al giornalista Giovanni Tizian?
È possibile che una persona rinviata a giudizio come Guendalina Femia possa serenamente promuovere la società della cognata presso la più grande fiera del gioco del Sud Europa a Rimini, come successo di recente?

Sono le domande che oggi ho rivolto al ministro degli Interni, Angelino Alfano, attraverso un’interrogazione.

Noi crediamo di no e quindi chiediamo che lo Stato – attraverso il Prefetto di Ravenna – intervenga.
Ringrazio il Gruppo dello Zuccherificio per la preziosa segnalazione, che si inserisce in un quotidiano, fondamentale lavoro di antimafia sociale.”

 


3 thoughts on “Caso Femia, interrogazione al ministro Alfano

  1. Scusate ma il diritto al lavoro che è parte della costituzione Italiana ce lo siamo dimenticati oppure ormai esistono solo associazioni che vivono come sanguisughe facendo riunioni e finte opere di bene CREDO in uno stato ancora che mette la FAMIGLIA E IL LAVORO al centro di una società che ha costruito e che ora sta solo distruggendo secoli di duro lavoro .

    1. Anche io credo in uno Stato che metta il lavoro al centro della società, ma un lavoro pulito, legale, senza nessun tipo di dubbio e legame con criminalità, mafie o quant’altro. Aggiungo che il gioco d’azzardo è una forma di economia morta che non crea ricchezza sociale nè benessere ad uno Stato, ma solo dipendenza e problemi, quindi costi per lo Stato stesso.

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