“Periferie: Terre Forti”. Un viaggio attraverso l’Italia che resiste.

Copertina di GianLorenzo Ingrami
Copertina di GianLorenzo Ingrami

Mercoledì 6 maggio 2015 alle 21.00 presso il Cinema di Palazzo Vecchio a Bagnacavallo, presenteremo “Periferie: Terre Forti”, il nuovo libro di Gaetano Alessi e Massimo Manzoli.
Il libro racconta il loro viaggio, intrapreso circa un anno fa, attraverso l’Italia meno conosciuta che spesso balza alle cronache solo per gli aspetti negativi. La Val di Susa, Le Piagge a Firenze, Librino a Catania e la Palmi di Gaetano Saffioti. Quattro storie di periferie che resistono nonostante la disoccupazione, la mafia e l’assenza dello stato. Quattro storie positive di onestà e condivisione.
Abbiamo conosciuto le storie del libro attraverso i racconti di Gaetano e Massimo e abbiamo letto il libro in anteprima. In attesa della presentazione ufficiale, ecco cosa ci hanno raccontato.

“Periferie: Terre forti” è un viaggio attraverso 4 luoghi con storie (e abitanti) importanti alle spalle. Quali sono stati i criteri che vi hanno spinto a raccontare questi territori/abitanti e non altri?

G. Nessuno in particolare, erano luoghi in cui ero stato con il tour di Radici Resistenti ed avevo la sensazione che avessero altre storie da raccontare. Per quando riguarda Gaetano Saffioti credo che sia il più bell’esempio di antimafia militante di questo paese. Mi meraviglia che altri non abbiano voluto raccontare la storia di quest’uomo. Certo avrebbero dovuto nominare, e non certo dalla parte della giustizia, Coop e aziende che finanziano buona parte di quella antimafia istituzionale che tanto si da da fare nelle commemorazioni.

M. Non è stato semplice scegliere quali vicende raccontare. Sono storie di uomini e donne che hanno deciso di non abbandonare il loro territorio, la loro vita, come ce ne sono altre in Italia, penso a L’Aquila e alla “rivolta delle carriole” dopo il terremoto, oppure alle attività di contrasto alla camorra a Scampia. La scelta è ricaduta, però, su quelle realtà che quasi mai hanno risalto nazionale e che nemmeno noi conoscevamo così bene. Questo è importante: abbiamo provato a raccontare ciò che abbiamo visto e sentito durante le visite slegandoci da preconcetti e pregiudizi che spesso accompagnano le periferie.

Avete parlato di una periferia che resiste e che, in qualche modo, ri – esiste, come afferma Don Andrea Santoro, fondatore della comunità “Comunità Base Le Piagge” di Firenze. Cosa significa per voi resistenza?

G. Giustizia sociale, emancipazione, rispetto umano, conquista dei diritti. Questi i valori che avevano spinto una generazione a buttarsi, con la sola forza della regione ed il coraggio dell’utopia, nella lotta contro i nazi-fascisti. Per quanto mi riguarda la base valoriale non si è spostata di una virgola ed il bello di questo viaggio è scoprire, senza alcuna sorpresa, che questi valori sono più presenti nelle periferie delle nostre comunità che nei centri forse più colorati ma sempre più asettici delle nostre città.

M. Resistenza è, prima di tutto, un obiettivo quotidiano. Parlo della resistenza nelle piccole cose partendo dal “non sporcare” le nostre città e i nostri beni comuni, al condividere esperienze di antimafia con i più giovani nelle scuole, dall’informarsi e lottare per una stampa sempre più libera (l’Italia è ancora parzialmente libera nella classifica di “Reporters Sans Frontiere”) al proporre esempi positivi alle istituzioni.

Gaetano ha raccontato la Val di Susa e Gaetano Saffioti, imprenditore e testimone di giustizia calabrese, mentre Massimo parla dei quartieri di Librino (Catania) e Le Piagge (Firenze). Cosa vi ha colpito di più durante il viaggio che fatto per raccogliere le vostre storie? Quali difficoltà avete incontrato?

G. Io ho avuto una grande difficoltà a raccontate la Valle di Susa, storia alla quale mi sono approcciato con grande rispetto. Nel nostro paese su alcune vicende si sente una buona parte della pubblica opinione scalare cazzate solo per partito preso, ed io volevo evitare di aggiungere a quel coro anche la nostra voce. Così con Massimo abbiamo deciso di andare indietro nella storia della Valle e di lasciare la vicenda Tav e NoTav come cornice del quadro. E vi garantisco che scorrendo 40 anni di mafie, cemento e speculazione il alla fine quello che emerge nell’attualità risulta molto più chiaro. Saffioti invece, con le dovute differenze, è una storia che assomiglia molto alla mia. La sua solitudine è un offesa per ogni persona onesta di questo paese.

M. Sicuramente l’aspetto che più mi ha colpito è stata la disponibilità a raccontare e rispondere alle nostre domande incontrata in ogni luogo, un senso di comunità e voglia di condividere che difficilmente si trova al giorno d’oggi. Altri aspetti sono le incredibili somiglianze di alcune vicende o territori italiani. Un esempio è quello del quartiere Le Piagge a Firenze che ha meccanismi sociali e micro-criminali del tutto simili a quelli di Librino a Catania.

Mafie (o criminalità) e periferie rappresentano un binomio negativo inscindibile nell’immaginario collettivo. Nel vostro libro spuntano invece “radici resistenti” di onestà, collettività e opposizione alle mafie. Si tratta di gocce nel mare, oppure c’è una rete organizzata che aspetta solo di essere raccontata?

G. Quando abbiamo cominciato questo viaggio non sapevamo quale sarebbe stato l’approdo. Alla fine quello che diventa il tema costante di tutto il lavoro è la meraviglia di scoprire che anche in luoghi dove tutto sembra impossibile nascono rose di speranza bellissime. Credo che quello che manca in questo paese è il racconto collettivo di tutte queste resistenze. Noi abbiamo provato a narrare questo mondo, speriamo di essere riusciti a trasmettere la bellezza imperfetta di cui siamo stati testimoni .

M. L’idea di questo viaggio nasce proprio dalla volontà di raccontare quella rete silenziosa ma presente che si oppone alle illegalità. E’ una rete ben presente nel nostro territorio, dal profondo sud al profondo nord, è una rete di persone e associazioni che si muovono e cercano di attuare ogni giorno i principi di buona cittadinanza, creando luoghi di socialità e comunità. Sarebbe bello se dall’esperienza di questi nostri racconti potessero nascere tante altre esperienze per raccontare in tutta Italia le attività e le soluzioni trovate per porre un freno a questa crisi economica, ma prima di tutto sociale e di valori.


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