Tra democrazia e informazione. Ecco il #Grido2015

(Editoriale di Andrea Mignozzi, Presidente del Gruppo dello Zuccherificio, pubblicato sul numero di Ravenna&Dintoni del 17 settembre. Qui l’inserto completo in pdf)

seaNel pubblicare l’immagine del bimbo siriano morto sulle rive turche Mario Calabresi, direttore de La Stampa, spiega perché è necessario talvolta cambiare visione sui limiti dell’informazione, in bilico tra etica, funzione democratica e sensazionalismo. Nello stesso quotidiano on line, lo stesso giorno di quell’immagine, svariati link a video virali di gaffe televisive, situazioni amatoriali prive di contenuto giornalistico.
Oggi, nell’era della comunicazione, l’informazione vive questa contraddizione: direttori che si interrogano pubblicamente sulle responsabilità collegate a raccontare i fatti dell’attualità mentre, poco lontano, ma non meno importanti per lo stesso direttore, miriadi di contenuti frivoli, procacciatori di click per ottenere visualizzazioni di pagine web.
Possiamo immaginare il direttore, davanti a quella foto sul suo desktop, fermarsi a riflettere, ricacciando orrore, rabbia e senso di impotenza, che di raro un direttore di lungo corso prova. Quello scatto tragico su un monitor, come un banale video virale, ma che non scorre e resta. Ci immaginiamo anche i collaboratori del direttore che nel frattempo fabbricano le colonne per il web dove scorrono i video dell’ultimo minuto che hanno raggiunto il milione di visualizzazioni ed il direttore che approva distrattamente, concentrato alla ricerca delle parole più giuste da scrivere perchè un’immagine come quella non arrivi più nella sua redazione, su carta, tablet o qualsiasi altro nuovo visualizzatore del futuro.
Riproponiamo il Grido della Farfalla ogni anno per dire ai direttori (ma anche giornalisti di ogni mansione, conduttori televisivi, radiofonici e curatori di blog), che si fermano e riflettono sull’utilità democratica dell’informazione, che siamo al loro fianco, più in basso, ma schierati contro l’impoverimento e l’asservimento di questo straordinario potere per la democrazia. E insieme a loro ci aspettiamo che l’indignazione popolare non sia sempre contro quei pochi che ci governano, esseri umani imperfetti come noi, o contro gli ultimi di turno vittime sull’altare del consenso, ma anche un po’ contro noi stessi: c’è un esercizio utile per chi oggi, nell’era della comunicazione istantanea, riceve le notizie praticamente da ogni supporto, in ogni momento della giornata: fermarsi (che oggi si dice disconnettersi), riflettere (che la TV ci ha insegnato a non fare) e provare ad immedesimarsi in altre vite prima di esprimere giudizi privi di responsabilità e darli in eredità al mondo intero.

 


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