Profughi: il modello della microaccoglienza al Grido 2015

 

(Intervista di Alessandro Spazzoli a Paolo Erba, sindaco di Malegno, Brescia, ospite giovedì 24 settembre alla giornata formativa organizzata dalla Scuola di Altra Amministrazione. L’intervista è stata pubblicata sul numero di Ravenna&Dintorni del 17 settembre. Qui l’inserto completo in pdf)

paolo erbaPurtroppo l’estate 2015 sarà ricordata, oltre che per il grande caldo, per l’inarrestabile sbarco di migranti in Italia e in Europa. Il fenomeno sta risuonando nel dibattito pubblico oggi più forte che mai. Spesso ritornano le intramontabili ricette populiste, ma timidamente iniziano a fare ingresso nel panorama dell’informazione anche esperienze virtuose, e siamo contenti di dirlo, molte di queste vengono dall’Italia. Disseminati lungo il nostro paese vi sono progetti di accoglienza altamente funzionanti e persone entusiaste di potergli dare vita. La cosa interessante è che in molti casi, questi modelli riducono la criminalità – anche in terre di mafia, come dimostra il caso di Riace (Calabria) – generano occupazione, indotto economico e anche consenso sociale.
Uno di questi esempi è l’esperienza del comune di Malegno, in provincia di Brescia. Il Sindaco, Paolo Erba, sarà ospite a Ravenna durante la seconda edizione della Scuola di Altra Amministrazione.

Sindaco, come nasce il vostro impegno nell’accoglienza di rifugiati?
Nasce nel 2011, con la prima emergenza “Nord-Africa”. All’epoca vennero inviati 120 richeidenti asilo a Montecampione, bellissima località turistica ma posta a 1800 metri. Era ottobre e faceva freddo… allora i 41 sindaci della valle Camonica proposero l’idea: perché non “diluiamo” queste 120 persone in piccoli gruppi, e ne portiamo uno per comunità? Da qui nacque la micro accoglienza. Il Comune di Malegno si occupa del tema da almeno 15 anni, con una commissione comunale, che si chiama Pace, diritti e intercultura, che organizza molte attività per creare integrazione.

Un bellissimo esempio di sforzo condiviso e coordinato. Ma che cosa si intende per microaccoglienza?
Si tratta di un sistema di accoglienza basato su moduli di piccoli gruppi (4 o 5 persone), in rete tra loro per la gestione pratica e economica, ma che si autogestiscono per la vita di tutti i giorni, supportati dalla rete territoriale di volontari e dalla cooperativa sociale di riferimento.

L’accoglienza viene gestita direttamente dal comune o viene affidata ad associazioni o cooperative?
L’accoglienza è gestita dalla cooperativa sociale “K-pax”, che ha stipulato una convenzione direttamente con la prefettura.

Come viene scelta e finanziata questa cooperativa?
La prefettura ha stipulato una convenzione diretta con k-pax. Riceve i 35 €/giorno/richeidente asilo, con la quale è in grado di pagare tutte le spese di gestione (affitto, utenze, vitto, vestiario…) ed anche di dotare ogni appartamento di una persona di riferimento che supporta l’integrazione.

E come hanno reagito gli abitanti di Malegno?
Malegno ha reagito molto bene: sono stati creati molte attività di volontariato (ex insegnanti per la lingua, momenti di aggregazione, coltivazione di un campo di patate come modalità di piccolo giadagno economico). L’ondata comunicativa del 2015 ha reso più complessa la situazione e creato qualche resistenza, che pare si stia affievolendo dopo la modifica delle linee comunicative mass-mediatiche.

Un timore di molte persone nell’offrire un alloggio sfitto è che le proprie case vengano rovinate o “colonizzate” da chi riceve ospitalità. Cosa si sente di rispondere?
Il modello di microaccoglienza risponde anche a questo problema perché il contratto di affitto con il privato proprietario dell’appartamento lo stipula la cooperativa sociale, che quindi ha tutto l’interesse (ne risponde!) a fare in modo che la casa venga tenuta nel modo migliore possibile. In questi 4 anni non abbiamo avuto problemi.

Crede che il vostro modello di accoglienza sia replicabile in comuni di dimensioni maggiori, come quello di Ravenna? Se si, come?
Il vantaggio di questo modello è la modularità: un appartamento di 4/5 richiedenti asilo si autosostiene economicamente, è governabile per eventuali difficoltà di comportamenti errati dei richiedenti asilo (a volte capita), ha un supporto diretto di una struttura più grande che è competente nel settore.
In pratica, si configura come una sorta di servizio sociale, e come tale può essere codificato (potrebbe e dovrebbe diventarlo, anche per superare la logica emergenziale che è anche quella più pericolosa, sia per l’ordine pubblico sia per eventuali gestioni non trasparenti). Vista sotto questa ottica, mi pare decisamente replicabile anche in città.


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