Sulla Costituzione. Una riflessione sulla riforma.

difendilaNon pensiamo ad una Costituzione che tra cent’anni sarà scritta con le stesse parole, ma la intendiamo con la stessa funzione, quella di limitare i poteri che potrebbero prevaricare diritti e democrazia. Il rischio del dibattito sulla riforma che modifica il titolo V della Costituzione è proprio quello di restare bloccati in un confronto tra conservatori e innovatori, andando per etichette e non per intenzioni. La riforma è una cosa nuova che porterebbe modifiche di portata storica, ma questo non la rende automaticamente una cosa buona. La politica diffonde l’idea che la velocità di comunicazione e l’innovazione tecnologica rendano le questioni istituzionali meno complesse e delicate, accusando di arretratezza chi non li segue in queste campagne di semplificazione populiste. La riforma potrà essere una mossa favorevole per attrarre investimenti, ispirare fiducia ai mercati internazionali e quindi utile agli occhi delle persone intimorite dalla crisi economica e dai moniti dell’Europa. Allo stesso tempo, non si deve trascurare la costante intenzione di poche persone, interessate ad attaccare la democrazia. Eliminare recinti al potere è meno doloroso che ricostruirli: l’ultima volta c’è voluta una guerra nella quale italiani ammazzavano altri italiani


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