Giornalisti di periferia. Luciana Esposito e l’eperienza di Napolitan.

Luciana EspositoLuciana Esposito è la direttrice di Napolitan, giornale online che racconta Napoli e le sue periferie. Napolitan è una testata a cui collaborano i ragazzi dei quartieri più svantaggiati, “delle periferie”, un’opportunità che Luciana ha offerto loro per sfuggire alla criminalità. Lo scorso 21 dicembre 2015, contestualmente all’inizio dei lavori che porteranno alla realizzazione della quarta opera di street art nel Parco Merola di Ponticelli, quartiere della periferia est di Napoli, Luciana è stata vittima di un violento pestaggio. Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia.

Da quanto tempo fai la giornalista e come hai iniziato?

Ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo giornalistico nel 2010, occupandomi di calcio, mentre sono attiva nel sociale da quando avevo 15 anni. Quindi, ben presto, ho sentito “la vocazione”: ovvero, ho sentito la necessità di far convergere l’esigenza di riscatto della periferia orientale, realtà nella quale sono nata e dove tuttora vivo, in quello che ho voluto fortemente che divenisse il mio lavoro. Quindi, il mio lavoro giornalistico nasce animato dal forte intento di accendere i riflettori sulle storie di degrado ed abbandono peculiari delle periferie per rendere più palpabile e concreto il tanto agognato riscatto.

napolitanCome nasce Napolitan, il giornale online che dirigi? Come vi sostenete?

Napolitan nasce con il duplice intento di riscattare l’immagine di Napoli, del meridione e delle periferie e al contempo – essendo un giornale regolarmente iscritto al tribunale- conferire ai ragazzi del quartiere un’opportunità concreta e diversa rispetto a quella offerta dalla criminalità, consentendogli di avvicinarsi al mondo del giornalismo e della cultura in generale, garantendo ai più meritevoli e volenterosi di conseguire l’iter per diventare giornalista pubblicista. La mia ambizione è consegnare al mondo del giornalismo un giornalista sportivo, un critico d’arte, un critico cinematografico, un critico musicale e soprattutto un giornalista di cronaca nera, provenienti dalle periferie. Quelle periferie che finiscono sistematicamente sui giornali, in quanto teatri di omicidi, criminalità e violenza. Napolitan non è un giornale che beneficia di sovvenzioni statali né di fondi stanziati da realtà politiche o imprenditoriali in grado di esercitare pressioni e condizionamenti sulla linea editoriale. È un giornale autonomo al 100% e si finanzia esclusivamente attraverso i miei sacrifici, continui, incessanti, ma necessari per preservare l’anima libera e indipendente di quello che amo definire “il mio bambino”.

Cosa significa essere giornalisti in una periferia come quella di Ponticelli?

Significa avere tanta rabbia e determinazione in più rispetto ai cronisti che vivono con distacco le realtà che documentano. Quella rabbia e quella determinazione, però, possono fare la differenza, perché detentrici di un’energia che può appartenere solo a chi si sente parte integrante di qualcosa di tanto triste e devastante, come sa esserlo solo un quartiere, una periferia, una terra meravigliosa, in balia della camorra. Se sei giornalista per “vocazione” e sei nato e cresciuto in un simile contesto, non puoi occuparti di gossip o di sport: senti il bisogno di rimboccarti le maniche per “metterci la faccia” e contribuire, anche se in minima parte, attraverso il tuo lavoro ad osteggiare quel brutto male che inevitabilmente compromette e condiziona la tua stessa vita.

Lo scorso 21 dicembre sei stata aggredita al Parco Merola di Ponticelli da due persone residenti nel parco stesso. Cosa volevi raccontare? Perché lo hanno fatto?

Nel Parco Merola, come detto, ho avviato un discorso più complesso: la mia ambizione di “reclutare giovani giornalisti” da allontanare dalla morsa della criminalità ha trovato la sua più compiuta espressione in quel contesto e avrebbe portato alla nascita di un’associazione che avrebbe dato il via a un autentico movimento culturale. Breaker, writers, artisti di strada, cantanti, rapper, attori, ragazzi del quartiere erano pronti ad affiancarmi per colorare nelle vite dei bambini del quartiere un futuro diverso, migliore. Questo voleva dire “ripulire” il contesto ed introdurre più legalità in una realtà dove la delinquenza e il degrado hanno dominato per circa un ventennio. Il mio aggressore è un pregiudicato, ex affiliato del clan Sarno, – un’organizzazione criminale che ha esercitato il suo potere su buona parte dell’hinterland vesuviano per circa 30 anni – reduce da 10 anni di carcere, mentre sua moglie è imparentata al clan D’Amico, attualmente imbrigliato nella faida di camorra volta a ristabilire le gerarchie tra le organizzazioni rivali. Oggi, a distanza di circa tre mesi da quell’aggressione, dico che non è maturata per un motivo preciso o per un articolo o una realtà che ho documentato o che intendevo documentare, piuttosto hanno voluto “colpire un simbolo” per dare un messaggio chiaro alle persone che vivono in quel parco. Un modo vigliacco e meschino per far capire “chi comanda” nel parco Merola.

Qualcuno ti ha difeso?

L’omertà e l’indifferenza delle persone che hanno assistito alla mia aggressione è uno degli aspetti più tristi e al contempo inquietanti della mia vicenda. Era una splendida giornata di sole e la mia aggressione è maturata a pochi metri dalla strada in cui si stava svolgendo il mercato rionale, a ridosso della villa comunale, dove ogni giorno si allenano centinaia di podisti e a pochi metri da diverse attività commerciali. Tantissime persone hanno assistito impassibili a quelle scene e tuttora nessuno si è presentato alle forze dell’ordine per testimoniare quanto hanno visto.


One thought on “Giornalisti di periferia. Luciana Esposito e l’eperienza di Napolitan.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...