E con i vincitori del premio giornalistico si chiude il #Grido2016

Da sinistra: Floriana Bulfon, Emanuela Zuccalà, Rosy Battaglia, Carla Baroncelli e Abdul Kone. Ph Giorgio Zattini.
Da sinistra: Floriana Bulfon, Emanuela Zuccalà, Rosy Battaglia, Carla Baroncelli e Abdul Kone. Ph Giorgio Zattini.

Domenica 18 settembre alle 19.00, al Caffè Nazionale in Piazza Unità d’Italia a Ravenna, si è tenuta la presentazione delle giornaliste vincitrici del V Premio per il Giornalismo d’inchiesta Gruppo dello Zuccherificio. L’incontro con la giuria e i vincitori del premio è una piacevole consuetudine del Grido della Farfalla e anche quest’anno ha regalato emozioni molto forti. Dopo il saluto di Valentina Morigi, Assessora alle Politiche Giovanili, e la puntuale analisi di Carla Baroncelli (giornalista e membro della giuria fin dalla prima edizione) sull’evoluzione del giornalismo negli ultimi anni e sui temi delle inchieste vincitrici, abbiamo avuto il piacere di ascoltare il racconto diretto di Floriana Bulfon, Emanuela Zuccalà e Rosy Battaglia. Le 3 freelance hanno spiegato al pubblico come sono nate le loro inchieste e hanno raccontato le difficoltà (economiche e sociali) che affrontano ogni giorno per fare il loro lavoro.
Menzione speciale a Abdul Kone, mediatore culturale ivoriano, che ci ha regalato un momento molto intenso: il caporalato raccontato da chi ne è vittima. Abdul scrive in prima persona, senza la mediazione di altri giornalisti. E noi gli auguriamo di non smettere di raccontare.

Di seguito trovate le motivazioni giuria.

Primo premio
Floriana Bulfon
“Pedofili impuniti, quei bambini senza giustizia per un vuoto legislativo”

Ottima, efficace e coraggiosa denuncia che ha fatto emergere un inquietante vuoto legislativo. Vicino alla Stazione Termini s’aggirano giovanissimi immigrati senza famiglia e ricchissimi pedofili. Grazie ad una video intervista ad un ragazzino vittima di abusi sessuali, i carabinieri hanno identificato il pedofilo americano che aveva approfittato di lui. Ma l’uomo l’ha fatta franca. Grazie a quel vuoto. Se un bambino o una bambina ha meno di 10 anni, la legge non richiede la querela di parte e chi commette abusi viene incriminato per violenza sessuale. Se il minore ha più di 14 anni, siccome si tratta di prostituzione minorile, si procede d’ufficio. Chi ha fra i 10 e i 14 anni non può sporgere querela. Solo i genitori o il tutore legale potrebbero procedere. Ma questi bambini sono in Italia da soli.
Grazie a Floriana Bulfon perché, dopo questa inchiesta, gli abusi sessuali sui minori sempre perseguibili d’ufficio, senza distinzioni di età sono diventati il cuore della proposta di legge della presidente della commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti.

L’inchiesta di Floriana Bulfon è stata pubblicata da L’Espresso a questo link.

Secondo premio
Emanuela Zuccalà
“Mutilazioni genitali, una barbarie per 125 milioni di donne”

“Il primo figlio mi è morto dentro mentre cercavo di darlo alla luce. Lui era podalico e io ero cucita troppo stretta…” E’ l’incipit dell’inchiesta di Emanuela Zuccalà… 125 milioni di donne, in 29 paesi, 35.000 in Italia (un dato vecchio del 2009) e le bambine a rischio di mutilazione pare siano tutt’ora migliaia. Dell’argomento non si parla mai abbastanza. Emanuela Zuccalà lo ha sviluppato sapientemente portando alla luce aspetti intollerabili e misconosciuti. La legge n. 7 del 2006, che punisce col carcere dai 3 ai 6 anni chi pratica l’intervento, ha stanziato 5 milioni di euro l’anno per indagini, campagne informative, corsi di formazione. Sono passati 16 anni e sono stati erogati solo 6 milioni e mezzo anziché 80. Non solo: dal 2012 la spending review ha azzerato i finanziamenti. Grazie Emanuela per aver posto l’attenzione su un fenomeno così importante che riguarda anche il nostro paese: ancora un’inchiesta sull’importanza di difendere i bambini e le bambine che vivono in Italia.

L’inchiesta di Emanuela Zuccalà è stata pubblicata da Io Donna a questo link.

Terzo premio
Rosy Battaglia
“L’inquinamento uccide i nostri figli: le denunce delle mamme d’Italia”

Quasi indispensabile questa mappa che Rosy Battaglia ha messo a punto nella sua inchiesta. La giornalista a puntato i riflettori su sette comunità di mamme nate spontaneamente nei luoghi ad alta contaminazione ambientale. Mamme che hanno fatto della salvaguardia della salute dei loro bambini non una protesta dimessa e sofferente, ma si sono armate di strumenti di conoscenza per controllare da vicino chi decide e amministra. Chiedono bonifiche, prevenzione e indagini epidemiologiche le 16 Mamme Coraggio di Acerra, che già sono riuscite ad aver dalla loro parte popolazione e sindaco. La Mamme Volanti di Castenedolo, invece, sono salite su un aeroplano per riprendere dall’alto il loro territorio, nella pianura bresciana, dove sono interrati quasi 60 milioni di metri cubi di rifiuti e veleni. Grazie Rosy

L’inchiesta di Rosy Battaglia è stata pubblicata da Donna Moderna a questo link.

Menzione speciale
Abdoul Kone
“L’estate in cui ho scoperto di non avere diritti”

Abdout Kone, ha vent’anni. Nato in Costa d’Avorio, è approdato in un ghetto così grande da essere diventato un villaggio. E’ un millennial che usa ancora la scrittura per comunicare la cruda realtà dell’esistenza. Da lui abbiamo toccato la ferite alla dignità, l’ingiustizia dello sfruttamento, una quotidianità invivibile. “Verso le cinque o sei di pomeriggio inizia la sfilata delle prostitute davanti ai ragazzi per attirarli così per la notte”. … E la chiusa? …“Ho capito che essere negro in Italia vuole dire che i tuoi diritti sono limitati”… la parola negro svetta fra le altre, perché oggi si usa dire ‘nero’, e ci si sente tutti democratici.

L’articolo di Abdoul è inedito e, quando deciderà di pubblicarlo, saremo lieti di raccontare la sua storia.


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