Per non morire di gioco d’azzardo: i lavori di Hu-be.

Due giocatori in un abbraccio, lasciati soli tra i tentacoli ed i mille occhi dell’azzardo. Una dipendenza che controlla le persone, un universo con un lato oscuro in mano alle mafie che, proprio dalle sofferenze delle persone, traggono i loro maggiori guadagni. Questa è l’opera artistica che Hu-be ha realizzato per il Gruppo dello Zuccherificio, insieme ad un’altra opera visibile accanto all’ufficio del Dott. Vittorio Foschini al SERT, grazie al sostegno dell’Assessorato alle Politiche Sociali ed al tavolo permanente contro la diffusione del gioco d’azzardo istituito dal Comune di Ravenna. Quest’
opera è realizzata su un pannello mobile per il quale verrà pianificato un programma di posizionamenti in luoghi pubblici della città, dopo la prima inaugurazione alla Fraternità San Damiano, luogo nel quale Hu-be ha lavorato per due giorni.

Prima di iniziare Hu-be ha incontrato al SERT alcuni giocatori anonimi e familiari di giocatori, poi ha messo nero su bianco, in una parete interna al primo piano della struttura, le sue sensazioni e la sua intrepretazione del gioco d’azzardo, di come si vive la difficoltà di restare lontano dalle macchinette, con l’aiuto fondamentale degli altri.
Crediamo che i problemi sociali derivanti dalla diffusione del gioco d’azzardo debbano essere affrontati dalla città, intesa come unione di forze di esperti ed operatori culturali, sostenuti dall’amministrazione, proponendo misure che spaziano dalla sensibilizzazione al contrasto. In quest’ottica un’opera artistica si presta per costringere ad essere guardata, difficilmente si distoglie lo sguardo prima di avere una certa chiarezza del soggetto che si osserva. Nella sensibilità di chi è curioso e vuole capire si lascia una scheggia difficile da rimuovere proprio come è la dipendenza da gioco d’azzardo.

I lavori di Hu-Be

L’autore ci racconta le due opere realizzate la scorsa settimana: “Il primo lavoro (Sert) rappresenta due movimenti opposti di un giocatore latente. È sempre in “craving” di gioco, è proteso con l’ultima moneta in mano verso le macchinette e le slot, allo stesso tempo essere in un gruppo di aiuto porta a fare attenzione a quello che si fa, ad ascoltare l’altro, ecco che si viene trascinati al lato opposto, tirati per l’orecchio. Ci sono giovani e anziani. La ragazza con la cresta/banana in primo piano guarda indietro e capisce che qualcuno la trattiene, l’uomo anziano sopra guarda avanti e trattenuto dall orecchio e per il braccio non è sufficente ancora spinge in avanti con la propria moneta pronta.
Il secondo pezzo (pannello mobile) è uno scorcio di due vite senza salvagente di aiuto, una donna ed un uomo, due giocatori, semplicemente lasciati a se stessi e vittime dei meccanismi della mafia, rappresentata come una piovra invisibile che si fonde nel disegno, tra i tentacoli e gli occhi che controllano i propri topi, i giocatori, definiti cosi dai produttori dei giochi d’azzardo.”

Qui potete scaricare il Pdf della presentazione di giovedì scorso c/o la Fraternità San Damiano di Via Oberdan.

 


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