Storie resilienti: ancora poche ore per sostenere il progetto!

Rosy Battaglia, data e civic journalist, è l’ideatrice di Cittadini Reattivi, progetto di crowdsourcing journalism. Le sue inchieste sono state pubblicate su Wired Italia, Nòva Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia, Terre di Mezzo. Membro dell’ufficio di presidenza della Federazione Italiana Media Ambientali (FIMA), come presidente dell’Associazione di Promozione Sociale Cittadini Reattivi ha aderito alla campagna per il Freedom Information Act in Italia, FOIA4Italy. Lo scorso anno ha partecipato al Premio Giornalismo d’inchiesta Gruppo dello Zuccherificio e si è classificata al terzo posto. Qualche settimana fa ha lanciato la raccolta fondi per #Storieresilienti (su Produzioni dal basso trovate tutte le info). Domani, 20 settembre, è l’ultimo giorno per poter partecipare. Come vi abbiamo raccontato attraverso i nostri social, il Gruppo dello Zuccherificio ha sostenuto economicamente. Fatelo anche voi! Intanto leggete l’intervista che abbiamo fatto a Rosy!

Rosy, come nasce il progetto Cittadini Reattivi?

Cittadini Reattivi è nato come progetto di inchiesta ad alto impatto civico e sociale grazie ad un bando della Fondazione Ahref nel 2013. La vincita di quel grant (3000 euro) mi diede modo di realizzare un progetto multimediale con infografiche, video e mappe, nel tentativo di mettere in pratica l’idea di giornalismo civico. Rispolverare quel “public journalism” che in Italia ha avuto poca fortuna e spazio, nella cronica mancanza di attenzione da parte dei media mainstream su determinati temi come tutela dell’ambiente e della salute. Dalla prima inchiesta e dalla possibilità di crowdmapping, cioè di mappatura partecipata dei siti contaminati da parte dei cittadini, sono nate le connessioni con le comunità reattive e resilienti d’Italia che, come ho raccontato nelle mie inchieste, hanno lottato, spesso, contro le stesse istituzioni, pensiamo solo alle vittime dell’amianto, per chiedere il rispetto della legalità, attraverso manifestazioni ma anche dati, istanze, richieste di accesso alle informazioni. E nel 2015 è nata anche l’associazione proprio per sostenere l’informazione indipendente e la formazione e il monitoraggio civico dei cittadini.

Crowdsourcing journalism: una spiegazione “for dummies”.
Cittadini Reattivi, l’ho scoperto dopo averlo ideato, confesso, è un progetto basato sul crowdsourcing journalism, cioè tra la collaborazione tra cittadini e giornalisti per la raccolta, la verifica e la diffusione di notizie di interesse pubblico. Tutto questo avviene sia attraverso canali tradizionali, l’incontro sul campo, le mail, ma anche attraverso i Social Network e la piattaforma web. In Italia Cittadini Reattivi è stato uno dei primi progetti a praticare il giornalismo civico e di interesse pubblico in questo modo, su certi temi. Mentre ad esempio in America, questo metodo è alla base del lavoro di investigazione di un gigante dell’informazione di pubblico interesse come ProPublica. E non è un caso che noi, così minuscoli, siamo entrati nel gruppo di lavoro sul Crowd-Powered News Network, il quale collega tra loro giornalisti e ricercatori dell’informazione che lavorano per migliorare la qualità dell’informazione, in tutto il mondo.

Raccontaci il progetto #storieresilienti: perchè lo avete lanciato?

#Storieresilienti nasce da una necessità. Quello di restituire ai cittadini e alle comunità che ho incontrato in questi quattro anni anche il racconto visivo e tangibile delle battaglie civiche e civili per la salute e l’ambiente. Ho sempre girato con la mia videocamera, ma la narrazione video nelle inchieste uscite sui vari media, sia cartacei che online, è sempre rimasta sacrificata. Alla fine ho trovato il coraggio di riprendere in mano quattro anni di riprese, grazie a Marco Balestra, giovane filmaker di Casale Monferrato. La seconda motivazione, non meno importante, è quella di chiedere direttamente al pubblico di sostenere un progetto di informazione indipendente, che non subisca pressioni o censure nel raccontare i fatti con dati e testimonianze. Il giornalismo d’inchiesta in Italia non ha vita facile. Da qui l’idea di partire da due storie esemplari come quella della comunità di Casale Monferrato e della Brescia che chiede “Basta Veleni”, che spero facciano riflettere l’opinione pubblica su chi non si arrende e anzi sollecita e trova soluzioni nel nome del bene comune. E di poterlo fare in tutte le modalità: con due doc -inchiesta, un ebook e una piattaforma web rinnovata.

La raccolta fondi sta quasi per finire: cosa ti porti a casa di questi mesi passati a raccontare il progetto in giro per l’Italia?

Mi porto a casa molta commozione, molto affetto e stima del lavoro fatto finora da cittadini, colleghi, ricercatori, intere comunità. E mi tornano in mente le parole di Kapuscinski, “il cinico non è di questo mestiere”. Sono stata “accusata” di essere troppo dalla parte dei cittadini, di essere un’esperta di “Nimby”. In realtà fatti e dati alla mano ho dimostrato la correttezza di molte lotte di giustizia civiche e civili inascoltate e ad oggi non ho trovato comunità che protestassero senza concrete ragioni, dalle mamme No Muos alla Terra dei Fuochi, da Taranto a Mantova. E ho capito che diffondere le buone pratiche di chi si batte per un ambiente sano e salubre, come ho riscontrato a Salerno, che ha accolto con commozione i video su Brescia e Casale Monferrato, può essere speranza per un cambiamento possibile, per una migliore qualità della vita.

Tra fake news, titoli sensazionali e istigazione al razzismo, qual è lo stato di salute dell’informazione in Italia?

Il mio polso è quello che da una parte il “circo mediatico” si è avvitato sempre più su se stesso, con enormi responsabilità, penso al connubio TV e Social Network su cronaca nera a ogni ora, così come le notizie acchiappa click, i dati inventati, le fughe di notizie commentate. Mentre il ruolo di media e di chi fa informazione, proprio in questo momento, dovrebbe essere, sempre più, quello di dipanare dubbi, verificare, approfondire. Credo che il ruolo dei giornalisti e dei comunicatori in questo contesto sia fondamentale, così come anche quello dei cittadini. Ognuno di noi, attraverso i Social e il web è un attore e non solo un semplice fruitore del processo informativo. Proprio per questo sarebbe necessario dare più spazio a prodotti seri, che pure il servizio pubblico invece taglia. Penso a Milena Gabanelli costretta a mettersi in aspettativa per un piano editoriale non approvato, ma anche trasmissioni come Scala Mercalli e Ambiente Italia sparite dai palinsesti. Senza dimenticare che si parla troppo poco dei temi seri e del futuro di un Paese, dal lavoro all’ambiente, alla messa in sicurezza di un paese sull’orlo di ogni dissesto, mentre le pressioni di politica ed economia sulle informazione sono sempre più pesanti. Vedo poca libertà. Anche per questo ringrazio chi mi sta sostenendo in queste ore. Abbiamo bisogno di respirare a pieni polmoni. E l’informazione indipendente è uno spazio di libertà alla quale non possiamo rinunciare.


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